IL BUON VICINATO E DOMENICA... NEVE!

Certi giorni si impone il silenzio.
Il silenzio che abita i vuoti. Dove le parole non arrivano, lì non resta che l'aria. Un respirare cauto, azione banale che mi sorprendo di essere in grado di fare.
Come se i gesti involontari dipendessero, tutti, da uno sforzo di volontà.
Il silenzio che gonfia i polmoni nel respiro. Che gonfia le vele al vento. Nel silenzio il mondo diventa caleidoscopico e spaventoso. A volte, è necessario starci dentro.
Le parole scontornano, scalpellano, modulano qualcosa che il cuore ha già digerito.
Questo è il nocciolo duro, dello scrivere, del portarle fuori, le parole, solo quando ne vale la pena.

Habemus papam, a quanto pare. Ha una faccia buona. Anche lui ha stretto nel silenzio di una preghiera, una folla cantante e rumorosa.
Il pieno del silenzio.
Un momento muto che ha percorso la piazza come un soffio per trenta interminabili secondi.
Una preghiera afona che passerà alla storia.
I bambini a bocca aperta.
Pioveva pure, qualche occhio gocciolava di nascosto.

Ultimi pezzi di inverno.
Stanotte. ho ascoltato il vento sbattere contro le persiane fino all'una, poi con quel rumore mi sono addormentata.
Sognando altri venti che chissà quando soffieranno e una tenda sconquassata sulla punta di una duna di sabbia bianca.
-Dici che tiene?
-No.
-Dormiremo in macchina.

Invece teneva, noi nella tenda, sotto una pioggia di granelli di sabbia che sembravano sassi.
Anche quella volta, mi ero addormentata, con quel rumore in testa.
Qui il vento soffia muto, solleva sacchetti di plastica e volantini con le offerte del Carrefour.
Due bambini giocano in cortile sotto la bufera. La prima volta che ne vedo.
Sembrano spariti i bambini che giocano a calcio nei cortili interni delle case.
Tutti in casa, anche col sole, anche d'estate.
Bambini che non conoscono il vento in faccia e le foglie in testa.
Bambini ingoiati dalle play station, dal freddo, dalle paure delle mamme che si ammalino.
Che se non escono mai, si ammaleranno sempre appena varcata la soglia.
Questi invece giocano, figli ribelli di una generazione chiusa in casa.
Il più piccolo è contro vento, non riesce nemmeno a far partire la palla, il grande tira cannonate inverosimili. L'altro si scansa. Funziona così, finché non troverà anche lui un piccolo a sua volta a cui insegnare a calciare, in una sera di marzo, aiutato dal vento.

Ieri esco di casa nello stesso nano secondo della mia dirimpettaia di circa 80 anni.
Capelli biondi, super tiro, ombretto e rossetto. Carrello della spesa al seguito.
Sono le otto. Io ho una tuta. I capelli scombinati, gli occhi stropicciati, la vedo a malapena.

-Non posso aspettarla, in ascensore.
La guardo sbalordita.
-Ho il carrello, non ci stiamo in due.
Ascensore da tre. Io, lei e il carrello. Nessuna delle due arriva ai sessanta chili. Il carrello è vuoto.
La guardo ancora.
Penso vaffambagno, stregaccia, buongiorno anche a lei.
Sorrido.
-Non si preoccupi vado a piedi.
E mi scaracollo giù dalle scale, faccio cinque piani in cinque secondi.
Arrivo prima dell'ascensore.
Sono in formissima.
Saluto la strega.
-Buongiorno, buona giornata.
Baci, baci.

Abitiamo una di fronte all'altra da quattro anni. La signora è detta la vedova allegra perché ha un giro di uomini a dir poco strano, che manco una studentessa Erasmus bionda con lentiggini impiantata al Cairo riuscirebbe a superare.
La vanno a trovare, le fanno la spesa, mille moine. Contenti loro.
Uno di questi è il signore del secondo piano. Un vecchietto dolcissimo e vagamente sordo che saluta sempre con un sorriso e mi sta simpatico.
Mi fa anche un po' pena a volte perché ha una moglie piccola, ma cattiva, che sembra sempre ti debba mordere da un momento all'altro.
Ti guarda in cagnesco e poi ti dice:
-Sale anche lei, signorina?
Oddio, signorina non si usa più dal milleottocentocinque.
-No no, prego prendo la posta.
Che poi la posta, a noi non arriva. Giusto qualche sporadica cartolina, perché io stresso l'anima a tutti quelli che vanno in vacanza per farmene mandare una.
L'ultima è arrivata ieri, una golosissima ricetta di una torta crucca, con doppia scritta italiano e tedesco, molto apprezzata.

Il signore del secondo piano ogni tanto aiuta la mia dirimpettaia a fare la spesa.
Lei dritta come se avesse ingoiata una scopa cammina un metro avanti a lui che la segue con il carrello e, poveretto, gli manca solo il guinzaglio borchiato.

Un giorno li incontro all'ascensore, piano terra.
-Buongiorno!
-Buongiorno signorina! A che piano va?
-Al quinto.
-Ah come me.
Santo Cielo, sono quattro anni che abito di fronte a lei. Mi ha rotto l'anima a profusione per svariate cose tra cui:
Le porte che sbattevano di notte. Cosa che mi ha fatto notare il primo giorno che sono arrivata. Io, da parte mia, le ho fatto notare che non avevo ancora passato nessuna notte in questa casa e quindi di aspettare un momento a lamentarsi dei rumori molesti.
Le blatte germaniche, abominevoli scarafaggi rossi che, secondo lei, ben lungi dal passare attraverso i tubi dei rispettivi scarichi, avrebbero attraversato il pianerottolo per intrufolarsi dal mio appartamento al suo.
La gatta che solitamente docile e affettuosa le ha soffiato appena l'ha vista suscitandole un attacco isterico. Come darle torto? Alla gatta, ovviamente.
Per non parlare di tutte le volte che l'ho incrociata in ascensore e che guardandomi con aria contrita e sospirando mi ha detto:
-Eh signorina, non capisco proprio perché la vostra padrona di casa ha affittato a studenti.
Cioè a noi. Le sfighe della vita.

Comunque li incontro all'ascensore, mi chiede a che piano vado.
Al quinto, come lei.
-Ah! Non l'avevo conosciuta, signorina.

In Piemonte conoscere uguale riconoscere. Ci vuole un po' ad abituare l'orecchio.
Sorrido.
Il vecchietto:
-Ah perchè lei è una donna che non l'ha conosciuta! Io l'ho conosciuta subito è la signorina del quinto piano. Come si fa a non conoscerla. E' così bella.
Signorina a parte, botta di autostima a mille.
Gli allargo un sorriso.
Lui, se lo merita.

Va bene.
Entro in casa che con tutti questi signorina mi viene quasi da vomitare.
Preferisco quando mi chiamano La Ari. Come mi chiamava Fabio quando voleva prendermi in giro.
-Chi è?
-La Ari.
Fa molto ridere, a quanto pare, quassù al nord, l'articolo femminile davanti al nome.

Oggi continuo con il vicinato, però.
Due o tre signore dei piani di sotto, una anche della palazzina a fianco vengono, il sabato mattina alle sette e mezza massimo, tutti i santi sabati, a casa della mia vicina per farsi i bigodini.
I bigodini!

Quindi alle sette e mezza iniziano a suonare i campanelli. Chi è? Chi è? Sono io. Io. Ah è lei?
Strano, né, viene tutti i sabati.
-Come sta, oggi?
-Ah sapesse!
E parte l'elenco di fratture, acciacchi, malanni, influenze e, immancabile, dei morti.
-Sa quello che aveva il banco dei fiori al mercato?
-Il cugino del figlio della mamma del tipo che vendeva il pesce?
-Quello!
-Ah. Sapesse...
-Guardi è morto, poverino, così da un giorno all'altro.
-Poveretto, una così brava persona. Quanti anni aveva?
-102.
Già. Poveretto.

E via discorrendo. L'elenco dei morti e dei caduti non è mai lungo come quello delle signore che vanno al cimitero il sabato mattino con l'autobus delle otto. Li conoscono tutti.
Io mi pianto la radio nelle orecchie. Non voglio saperne niente, non voglio sentire niente.
Ognuno si tenga i suoi, di cari.
Non quelli di tutto il mondo.
E li preghi nel silenzio del cuore, nella musica che dondola i pensieri. Nel profumo dei fiori che ha in mano. Dove si ritrovano per un attimo, gli odori delle cose belle.

Finiti gli inchini e gli elenchi dei caduti, entrano tutte e tre in casa ed escono dopo un'ora, verso le otto e mezza con le cuffie e i bigodini in testa parlando amabilmente delle varie bestie che le aspettano per essere “spezzatinate” nelle loro rispettive case.
Conigli, cavalli, bovini di vario tipo.
Un mondo passa attraverso lo spioncino in certi giorni, non dare un'occhiata sarebbe sprecato.
E poi fanno un tale cicaleccio che le prime volte mi sorprendevo nel constatare che era normale routine saturnale.
Dal rumore sembrava sempre un mormorare sulla scena del crimine di una di quelle fiction datate come può essere il tenente Colombo. Morto pure lui.

La signora che invece ha la casa adiacente alla mia stanza, quindi abita al numero civico prima del mio, nella schiera delle case di Corso 4 novembre, è dolcissima.
Con me, per lo meno.
Con la sua badante un po' meno visto che le rifila epiteti più o meno imbarazzanti.
Una sera, un paio di estati fa, l'ho incrociata sul terrazzo. C'era un'afa tremenda.
-Buonasera.
-Buonasera.
-Allora è lei che abita qui?
-Sì. C'è la mia camera.
-Sono fortunata, non la sento mai.
-Davvero?
-Sì, guardi deve essere proprio una brava ragazza. Sa io non esco mai.
-Mai?
-No, sono tre anni che non esco, ho paura, sa con la gente che c'è in giro.
-Ma lei è proprio una brava ragazza.
-Arrivederci.
-Arrivederci.

Un monumento alla signora.
Mi sono sentita improvvisamente silenziosa.
Come se la radio fino a tardi, l'aspirapolvere alle sette del mattino, le valigie rollate sul pavimento a tutte le ore e gli urli alla gatta combinati in un allegro repertorio:
-Minta!
-Giù dal letto!
-Fuori dall'armadio!
-Esci dal cassetto.
-Ahia!
-Non mordere.
Come se tutto questo non fosse mai esistito.

Oggi sole a palla. La gatta prende il sole sul mio letto. L'aria è ancora fredda. Ho un tic da meteo. Continuo a guardare come una nevrotica il meteo di domenica da circa sei giorni, non cambia di una virgola. Neve.
Lunedì ore 10.55. http://www.ilmeteo.it/meteo/Torino. Domenica. Neve.
Lunedì ore 11.04. http://www.ilmeteo.it/meteo/Torino. Domenica. Neve.
Martedì ore 18. http://www.ilmeteo.it/meteo/Torino. Domenica. Neve.
Oggi, cinque minuti fa, http://www.ilmeteo.it/meteo/Torino. Domenica. Neve.
E così via.
Ne prendo atto.
Ovvio che nevica domenica. Io torno a casa. E quando mi sposto porto tempesta.

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Comments

Ahahahah eccezionale! La descrizione del vicinato mi fa venire voglia di passare un sabato mattina a origliare e sbirciare dallo spioncino.
E comunque, bella signorina del 5 piano, tu porti tempeste buone. Sei la Binoche di Chocolat!

Mi ha fatto proprio arrabbiare stavolta la signora! Potrei stamparle una copia del post e ficcarglielo in buca!