Trattato di culinaria per donne tristi H. A. Faciolince

“Noia, solitudine, tristezza, dicano quello che vogliono i soliti increduli, sono più passeggeri se ripeti il gesto di riempire il cucchiaio con qualcosa di molto dolce da far scivolare sulla tua lingua”.

Ci sono libri che leggi tutti d'un fiato. Libri che ti prendono, che ti coinvolgono fino a farti venire mal di pancia. Libri, tanti, che fanno piangere. E poi ci sono libri che ti stupiscono perché non ti aspettavi di trovarli tanto vicini, così, profondamente, familiari.
“Trattato di culinaria per donne tristi” è un libro così: stupisce per la dolcezza che pervade le pagine, per l'intimità che si sprigiona tra i brevissimi saggi che lo compongono.
E' un libro che mi hanno regalato prima.
Prima di Natale.
O meglio me l'hanno comprato prima di Natale e regalato quando poi sono tornata a casa, a Rimini.

Continuo a meravigliarmi di come non riesca a ricordare quasi nulla dei giorni tra il 23 dicembre e il funerale. Che ho fatto? Che cosa ho pensato? Dov'ero? Non c'ero.
Ci sono dei momenti a casa di Fabio. Dei momenti intorno a un tavolo. Ma io ero lontana. Li colloco in un intervallo di tempo sbiadito e assente da cui la memoria fa fatica ad attingere.
Il tempo che il cuore non digerisce e che non può essere raccontato.
Nessuno mi regalerebbe adesso un libro che si intitola così. Un libro per donne tristi.
Ma forse proprio perché mi ritrovo a leggerlo adesso, mi ha preso e avvolto come una coperta con la sua saggezza antica e profumata.
E' un libro di ricette. Molte fanno i conti con il dolore. E farci i conti vuol dire essere in grado di immergervisi dentro, come in un bagno caldo. Non sfuggirlo, non occuparlo di cose inutili, non fare finta di essere felici. Districarlo vivendolo, piano piano, come una medicina da mandare giù, un cucchiaio alla volta.

Consigliato per chi ha voglia di sbrogliare un po' i pensieri. Da leggere lentamente e a piccole dosi.
Le pagine sono da gustare una per una, come un piatto di biscotti.
Sono ricette in senso lato. Di cucina e di emozioni. Ricette di sopravvivenza. Ho apprezzato la brevità che condensa i significati. L'assenza di giri di parole, la presa diretta al centro del problema: sia esso una tristezza inoppugnabile, il pianto di un neonato o i dolori del ciclo.
Un bel libro, vale la pena affogarci dentro e lasciarsi trasportare, riporta a un ritmo più lento e più umano di affrontare la vita. Un ritmo latino, se così si può dire. Lo scrittore, Hector Abad Facioline è colombiano e si percepisce. In questa attenzione totale alla vita e ai suoi dolori e a come la sentiamo scorrere con lentezza, eppure violenta, sui nostri cuori e nei nostri corpi.

“Ma chi ha detto che è proibito essere tristi? In realtà, molte volte, non c'è nulla di più sensato che essere tristi; quotidianamente succedono cose, agli altri o a noi, per cui non c'è rimedio, o meglio dire, per cui c'è quell'unico e antico rimedio di sentirsi tristi. Non lasciare che ti prescrivano allegria, come chi ordina un ciclo di antibiotici […]. Vivi la tua tristezza, palpala, sfogliala nei tuoi occhi, bagnala di lacrime, avvolgila nelle grida o nel silenzio, copiala nei quaderni, segnala sul tuo corpo, fissala sui pori della tua pelle. Infatti, solo se non ti difendi fuggirà, a momenti, in un altro posto che non è il centro del tuo dolore intimo”.

Categoria: 

Comments

sei una donna speciale. ti vogliamo bene. tutti

le cose belle di quando apro il pc! Grazie.

:)))) voi dueee mi fate commuovereee!