TORNERANNO GLI ANGELI

Fiorella Mannoia torneranno gli angeli

Torneranno gli angeli
a sfiorarci l'anima
l'allegria
sapra' tenerci per la mano
Oltre gli arcipelaghi
mari senza limiti
andiamo via
leggeri come un deltaplano
Per noi, che non gridiamo mai
che non cerchiamo eroi
che siamo in mezzo alla tempesta
ritornera' per noi
l'azzurro e la magia
il lampo di un'idea
l'amore che ti da' alla testa
Torneranno gli angeli
tra i lenzuoli tiepidi
mi amerai
come fosse un' avventura
giocheremo a illuderci
svaniranno gli incubi
sorridimi
vivi e non aver paura
Per noi che non gridiamo mai
che non cerchiamo eroi
che siamo in mezzo alla tempesta
ritornera' per noi
l'azzurro e la magia
il lampo di un'idea
la voglia di non dire basta
sognando ancora un po'
il buio sciogliero'
che tu ci creda o no
l'amore ci dara' alla testa

Non lo so perché questa canzone. Mi è venuta in mente oggi camminando.
Avevo un po' di mal di testa e cercavo di intrattenerla con una colonna sonora adeguata.
Forse quest'aria calda e di mare che tutto avvolge e tutto consola. Forse i colori di questa città. Dei tetti, delle case, delle piante.
I colori che sono colori. Il caldo che mi manca nell'Europa del Nord.
Forse i pappagalli verdi sugli alberi insieme ai piccioni.
Forse la teleferica. Sorvolare Barcellona dall'alto e trovarla davvero grande.
Forse questo camminare. Un andare che stanca, che mi fa dormire meglio di notte. Ma che in fondo ruota come una giostra attorno allo stesso pensiero.
Non vuol dire che se sono qui non ci pensi, a te. A questo inverno lungo e freddo. A questo dolore che non passa più.
Non vuol dire che se mi alzo, prendo un aereo e vado in giro per queste strade ormai familiari, ci pensi di meno. Ci penso uguale.
Non farei nessuna fatica a restare tutto il giorno sotto il piumone a piangere. E tutta la notte. E tutto il giorno dopo. Nessuna. Basterebbe assecondare la scia dei miei pensieri più brutti.
Che è tutto finito.
Che non ne vale la pena.
Che non cambia niente.
Che non è giusto e fa pure un po' schifo.
Ho scelto di non farlo. Di darmi una svegliata come mi diceva Fabio quando mi lamentavo per cose da niente.
-Datti una svegliata, pat.
Me la do lo stesso una svegliata. Anche se la cosa da niente è una cosa da tutto.
Da tutto quello che sono stata io per un po', per lo meno.
Sveglia sono sveglia questa sera. Le mie gambe vogliono dormire. I piedi pure. Eppure non ho sonno. Mi manca scrivere. Mi manca tanto. Mi manchi tanto tu. Anzi ci manchi tanto.

Siamo atterrate a Barcellona. Ho acceso il cellulare per mandarti un messaggio.
-Tutto bene. Arrivata. Atterrata.
Il primo pensiero è sempre lì come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Non scontata. Mai ritenuto ovvio stare con te e starci per sempre.
Però quando sono spensierata, anche solo per un attimo, in quell'attimo ti vengo a cercare.
E non ti trovo, da nessuna parte.
Ti penso.
Quando vedo un vestito carino, che se poi me lo compro mi chiedo che cosa me ne faccio.
Quando compro delle scarpe di un colore assurdo. E mi immagino la tua faccia a punto interrogativo.
Quando mi piace il profumo di una crema.
Quando ci sono i negozi di cose da skate.
Quando ci sono i surfisti che tentano di acchiappare le onde del Mediterraneo nelle acque azzurre di Barcellona.
-Che sfigati.
Avresti detto.
Forse quelle onde lì le so surfare anche io. Ondine.
Alla tele c'è Sanremo. Si vede anche da qui.
Me lo sarei guardato da sola, con te davanti a Dexter o intento a smerciare schedine in giro per il mondo.
-Pat, diventi scema se continui a guardare quella roba.
Forse sì.
Forse no.
Le immagini passano. Le vedo sì e no. Le canzoni le perdo per strada, ho in testa le mie. Poi alla radio passa Certe notti e mi viene da piangere ancora di più.
Certe notti non riesco a dormire.
Certe notti ce la cantavamo tornando a casa dal cinema, dal centro, da ovunque.
Vorrei che qualcuno mi caricasse in macchina con un cuscino e una coperta e andasse. Per questa città, tra le insegne in spagnolo, tra i ristoranti di Paella e Gambas, giù, fino alla spiaggia.
Che parcheggiasse vicino al rumore del mare per un po'.
Per il tempo che sorge la luna.
Per il tempo che le stelle si incrociano sulla testa. Negli occhi. Per il tempo che il mare e il cielo tessono i sogni e li fanno brillare.
E poi aspettare che le pupille si incrocino, che gli occhi si chiudano. Ritrovarmi, all'improvviso e per magia in un letto. Sotto il piumone. Al caldo.
Se te l'avessi chiesto tu l'avresti fatto.
Un giro in macchina per scacciare i pensieri.
Un giro in macchina per accelerare l'aurora, quando non arriva più.

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