SOLE PER RESTARE

Visto che più di una persona mi ha velatamente rimproverato per avere lasciato i biscotti ai Corn Flakes per tutto il week end in cima alla home page del mio sito, inizio già un nuovo post oggi, domenica, lo finirò domani, ne sono certa.
La mente corre più veloce delle mie riletture da maestrina pignola.

E' venuta mia mamma.
Che è sempre la mamma e vale bene una pausa forzata dalla mia attività scribacchina e solitaria.
Il lavandino della mia cucina è splendido splendente.
Accanimento acuto contro calcare e macchie di tè.
Lavo le tazze e mi sembra di lavarle a casa di altri.
Poi guardo il pavimento ed è pieno di crocchette di Minta (quelle rosse le spara fuori dalla ciotola) e di topi finti colorati. No, sono ancora nel mio.

Sabato grigio e domenica di sole.
Torino ogni tanto dà il meglio di sé. Altroché la città della Fiat e degli Agnelli.
La città del sole e delle montagne. Del freddo e della cioccolata nelle vetrine. (Nelle tazze no, grazie). Della neve in lontananza che splende bianca sulle crine dei monti. Dell'alba rosa che striscia appena il cielo.

-Che cos'è un marocchino?
Mi chiede mia mamma.
-Una specie di caffè con la schiuma del latte, a volte ci mettono la Nutella. Ogni posto lo prepara in modo diverso. Vuoi assaggiarlo?
-Sì.
Le è piaciuto.
Tralasciando il fatto, devastante per molti, (so che perderò mille punti) che a me non piace la Nutella, in nessuna combinazione, non deve essere male.

-Non ti piace la Nutella?
-No. Nemmeno la cioccolata in tazza.
-Ma perché?
-Perché non mi piace. Anzi mi fa quasi schifo.
-E le merendine? Le crostatine? Le girelle...
-A me piacciono solo i plumcakes e le camille. Le crostatine alla marmellata.
Sempre per non fare pubblicità al Mulino Bianco.
-Ma che infanzia triste hai avuto?

Per nulla triste. Preferisco la cioccolata solida. La stecca a quadretti contro il cioccolato nelle sue molteplici forme mollicce. Tutto qui.
Non convinco mai nessuno. E in ogni caso al marocchino preferisco un cappuccino bollente. E se non è bollente mi parte male la giornata.
Non male, malissimo.
Quando ero più piccola e notevolmente più intransigente sulle questioni di cibo, li rimandavo indietro, i cappuccini. Quando non erano bollenti e quando non avevano la schiuma. Il caffèlatte, primo, mi fa schifo, secondo, lo faccio a casa mia.
Tra i cappuccini migliori rimane quello del Bar Campus di fronte all'Università di Milano. Ci andavo a studiare alle sette e mezza del mattino prima che iniziassero le lezioni. Il cappuccino era sempre perfetto. Sempre bollente. Anche a luglio.
-Arianna!
-Ciao!
-Bollente anche oggi?
-Sì.
-Io sudo solo a fartelo, ma va bene.
-Sti esami?
-Quasi finiti. Me ne torno a Rimini.
-Beata te.
-Già beata me.

Piazza palazzo di città: Oasi dei Prodotti tipici della campagna piemontese. Prima domenica di ogni mese. Mercatini carinissimi e golosissimi.
Alle nove il sole è chiaro. La luce fortissima. Metto gli occhiali scuri, mi pulsano gli occhi appena li tolgo.
Torino è bella al sole. Le persone che non la conoscono ne rimangono affascinate. Sento una coppia di turisti francesi chiacchierare tra loro:
-Non avrei mai pensato fosse così carina questa città.
Nessuno lo pensa prima di ritrovarsi per qualche motivo qui. Tra i palazzi, tra i monti, nelle piazze.

Che cosa comprare? Lasciarsi guidare. Assaggiare. Ce n'è per tutti i gusti.
Le solite paste di meliga gialle dell'azienda agricola Le Cascine. Mia mamma le prende per le sue colleghe, si trovano anche al mercato. A Rimini non esistono, a me fanno impazzire. Paste di Meliga da importare nella patria della piada. Una rassicurazione per chi, come me odia la polenta, sull'inevitabile bontà della farina gialla.
Valanghe di carinissime paste di meliga al posto di chili di polenta con lo spezzatino. Da metterci la firma.
La torta di nocciole delle Langhe, ne assaggiamo qualcuna, ci piace quella dell'azienda agricola Baldaiassa di Asti. Senza Farina. Solo nocciole. Si appiccica un po' al palato. Sa un po' di Nutella, ma senza quell'odore nauseabondo di cose troppo appiccicose. Buona.
Le nocciole nude e crude facevano impazzire Fabio. Una delle poche cose alternative alla carne ai ferri e alla pasta con sughi molesti per cui si esaltava.
Forse uno dei pochi alimenti vagamente dolciastri per cui perdesse la testa. Per fare un dolce di suo gradimento dovevamo comparire nocciole, meglio se intere. Era un piemontese di nocciola a quanto pare, anche se nel sangue scorreva acqua di mare.

Quando l'ho incontrato, Torino, la odiava.
-Cosa ci trovi di bello in questa città, tu che vieni dal mare? Che ci stai a fare qui?
Mi aveva chiesto.
-A me piace. La trovo avvolgente. Accogliente. Mi piacciono le montagne.
Non sapevo bene cosa dire.
-Ti accorgerai che freddo che fa.
Me ne sono accorta sì, del freddo. Ma anche che non mi sbagliavo. Torino è bella anche se metà dei Torinesi pensa il contrario. A me ricorda Vienna con i suoi palazzi, i cortili, gli scorci regali.
Fabio l'aveva riscoperta insieme a me, come se il mio entusiasmo l'avesse contagiato. Ci vogliono altri occhi per vedere le cose che abbiamo sotto il naso. Per rivederle.
Anche io, oggi, rivedo la Rimini da cui a diciannove anni sono scappata con un volto nuovo.
Ho nostalgia del mio mare, delle biciclette, delle passeggiate sulla battigia.
Mi manca, ma non mi appartiene fino in fondo, come io non appartengo a lei, nonostante ci sia nata e cresciuta.

Ritorno ai mercatini.

Alle patate viola che non ho comprato. Ma che erano fantastiche. E ai gnocchi di patate viola. Assolutamente viola. Sarebbero stati bene con la mia vellutata lilla.
La prima domenica di marzo devo tornare.
Le gallette di mais pignoletto rosso. Per tutti quelli che non pensano che le gallette siano cibo per galline o per conigli o per persone a dieta stretta. C'è un tizio di un'azienda agricola di Rivara che vende solo gallette: di riso e di vari tipi di mais. A me le gallette piacciono un sacco. Con il miele sopra ad esempio. A proposito di dieta.
Le mele strane. Come le grige di Torriana, che in realtà sono marroni. Me ne sono innamorata il primo anno che sono stata a Cavour, alla festa della mela con Fabio. Impossibile non comprarle.
E poi tutto il Brus e il Gongorzola che ho solo guardato. Il blu di capra non c'era per fortuna. O forse ho fatto finta di non vederlo. C'era solo quello vaccino che però non è il mio preferito.
A quello di capra non avrei saputo resistere. Piaceva anche a Fabio.
Se ci fosse stato ancora ne avrei comprato un po' da mangiare insieme, con il miele di castagno.
I vizi di Arianna che poi si pigliano su tutti quelli che le stanno vicino. Non c'è tanto da esserne orgogliosi. Ma tant'è.

Uscendo dai mercatini e spostandosi verso via Garibaldi c'è odore di pop corn.
L'uomo dei pop corn sta di fronte alla vetrina di Bata. Sempre lì. La gente con i sacchetti cammina nelle due direzioni. I bambini ne mettono in bocca cinque e seminano briciole bianche.
Sgranocchia pop corn anche il vecchietto che suona il violino sui gradoni della chiesa della Santissima Trinità.
Rimpiango per la seconda volta di non avere portato la macchina fotografica. (La prima volta perché volevo fotografare i gnocchi viola).

Decidiamo di arrivare fino a piazza Vittorio.
All'ascensore panoramico della Mole non resistiamo. È una vita che non ci salgo. Mi sembra sempre roba da turisti. Ma l'aria è tersa, c'è il sole, mi regalo un nuovo punto di vista.
L'ascensore ci risucchia attraverso il museo del cinema sparandoci più vicino al cielo.
Una bambina dice:
-Papà adesso vomita. Vero papa? Guarda di sotto!
Papà non vomita ma non guarda nemmeno di sotto.
Tutti ridono.
L'ascensore raggiunge 80 metri. Si esce e fa freddo. Le montagne a 270 gradi.
Il Monviso, la neve che vorrei arrivasse anche qui.
Il resto è collina, tra i banchi di nebbia. La Basilica di Superga che si vede anche dal mio terrazzo. Torino di tetti rossi e di abbaini abitati. Torino come Parigi. Il Po che viaggia lento, Piazza Vittorio.
-Babbo perché a Rimini non ci sono i tetti fatti a tetto?
-Perché qui non nevica.
I miei dilemmi esistenziali. La mancanza dei tetti delle favole.
Torino ha i tetti a punta. Il rosso mattone diventa arancio sotto il sole delle undici.
Il mio orizzonte si amplia. Mi sembra di respirare meglio su questa terrazza, sarebbe da non scendere più.
La Torino che mi sono scelta sta sotto di me. La Torino che amo tanto, nonostante tutto, se amare è un verbo appropriato per un luogo. Questa Torino luminosa mi si offre dall'alto nella sua veste migliore, con un'aria pulita di sfida.
-Se hai il coraggio, vai via! Torna a casa.
A saperlo, dove sia casa, oggi, ci tornerei volentieri.
Casa è dove si è o si è stati felici. Dappertutto e in nessun luogo.

In piazza Vittorio c'era un Sidecar parcheggiato in divieto di sosta E di fermata, se ancora so leggere i cartelli stradali. Nel carrozzino laterale una gabbia con dentro due cappottini per cani.
Non ci ho messo molto a individuare il proprietario: mezza età, uomo, interamente rivestito di pelle nera con al seguito due barboncini di taglia piccola. I barboncini avevano le scarpe ai piedi. Insomma, alle zampe. Sembravano scarpe a tennis, io spero che i lacci fossero disegnati perché, sinceramente allacciare 8 scarpe per due cani mi sembra... Assurdo. Forse delirante.
E ancora rimpiango di non avere portato dietro la macchina fotografica.

La domenica scivola via. Mia mamma pure. Dura sempre troppo poco il fine settimana.
Stamattina però mentre la accompagnavo in stazione ho scoperto che esiste un TGV che in poche ore, più o meno quanto ce ne metto ad andare a Rimini raggiunge Parigi.
In circa tre è a Lione, non ci sono mai stata, ma mi ha sempre attirato.
Sapevo che c'era, ma non ci avevo mai dato troppa importanza.
È stato bello vederlo sul tabellone delle partenze, quasi rassicurante. Una scoperta calda come una coperta.
Se mi sentirò scoppiare, so che c'è un treno che parte al mattino e va a Parigi.
E se ci sarà una notte di cui non vedrò il mattino, mi basterà pensare che c'è qualcosa per andare lontano.
E quando non riuscirò a dormire potrò decidere di impiegare le ore fino all'alba per fare la valigia. E un biglietto.
E ci sarà un treno ad aspettarmi a Porta Susa che andrà velocissimo. Su fino a Bardonecchia e poi al di là del tunnel verso la Francia. Per un buon croissant, per allentare la morsa e per tornare indietro. Ancora viva.
Mi piacciono le vie di fuga.
Mi fanno sentire più legata al luogo in cui mi trovo perché più libera di andarmene.
Rendono più bello il restare. Una scelta di fondo.
Se voglio, posso andare. Cambiare. Tornare. E ancora restare. Un'altra volta.

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Comments

Ero in macchina, stavo pensando a te, a Torino e al sole.
Ê partita questa canzone alla radio.
Mi è sembrato un segno...

http://m.youtube.com/watch?gl=IT&client=mv-google&hl=it&v=WAvuzbpNt8c

Gianluca Grignani - Cammina nel sole

Oggi tutto va così
Siamo in una slot machine
Dove è il caso sempre a vincere
Puoi far pace con gli dei
Ma ci riesci tu con i tuoi
Dimmi un po’ a farti comprendere
E ti parlo come amico
Perché so che sai che dico
Siamo sulla stessa strada
Che anche se non ti conosco
So che sei un tipo a posto
E spero che te ovunque vada
Cammini nel sole
Walking away with me
E bruci le suole anche se
Non c’è direzione
Ma profumo di viole c’è
Tu cammina nel sole
Cammina nel sole
sotto le costellazioni
Siamo anime a milioni
Che a pensarci c’è da perdersi
Tutti con la propria storia
Un graffio dentro alla memoria
Tutti sulla stessa strada
Ogni tanto c’è una sosta
A las vegas o un giro in giostra
Ma poi vada come vada
Cammina nel sole
walking away with me
e brucia le suole fino a che
Finché sulla strada
Profumo di viole c’è
Cammina nel sole
Finché ti scalderà
finché ti va
Finché avrai la sensazione di esser libero
Perché non c’è una età
Forever Young
E se non ce la fai più
Guarda in su
E cammina nel sole
walking away with me
E brucia le suole fino a che
Finche Dio vuole
E profumo di viole c’è
Cammina nel sole
Cammina nel sole
Tu corri nel sole

La cosa bella è che, se trovi l'offerta, con 25 euro sei a Parigi. :) Torino è Torino, la città che non cambierei mai con nessuna al mondo. O forse solo con Madrid. Comunque, grazie per averla descritta con tanto amore.