ROMA, LA FATICA E L'INCANTO

Fuori grigio topo e pioggia inutile. Se apro la finestra entra una nuvola di smog.
Altrove nevica.
Meglio tenere la finestra chiusa e accendere il diffusore su note alla lavanda. La mia preferita in questo periodo.
Tralasciamo che secondo il manuale di RIZA sugli oli essenziali ha effetto sedativo, antiansia, ottima contro l'insonnia, riequilibrante, elimina il mal di testa e così andare.
Mi piace. Mi fa sentire più a casa. E già basta.

Minta è felicissima del ritorno mio e di Maela da Roma e ronfa sul piumone senza possibilità alcuna di sloggiarla. Al massimo la si può spostare un po' più in là, giusto per non usarla al posto del coso dell'Ikea per appoggiare il PC che adesso non mi ricordo come si chiama.
Che poi non è che l'abbiamo lasciata sola. Abbiamo una equipe di persone più minto-file di noi che un po' sabato e un po' domenica sono venute a trovarla per cibo, coccole, giochi e bacetti.
No comment, appunto.

Roma è caleidoscopica. L'ho vista tante volte, eppure riserva sempre nuovi scorci e nuovi volti. La luce dei Caravaggi di San Luigi dei Francesi non è maiuguale alla volta prima e tra i disegni di piazza Navona ho trovato campi di girasoli, coriandoli e stelle filanti. Carnevale sta già quasi finendo.
Roma centro e Roma periferia: due mondi che viaggiano su binari paralleli distanti e contraddittori. Fa effetto tutte le volte.
A Centocelle un caffè, un cappuccino, tre paste (croissant manco sanno cosa sono!) un succo di frutta e un litro e mezzo di acqua minerale costano cinque euro in tutto.
E tutti hanno da dire qualcosa a chi entra, a chi esce, a chi sta. Una battuta non si risparmia a nessuno. Ci si conosce in generale. E chi non si conosce, si vuole sapere che ci sta a fà, a Centocelle, di sabato mattina.

A Centocelle c'è Centostorie, una libreria per bambini nata cinque anni fa dopo avere vinto un bando per la riqualificazione delle periferie di Roma. Qui da qualche anno le due signore che la gestiscono tengono dei corsi per chi vuole aprire, a sua volta, una libreria per bambini nella propria città. Un progetto tanto nobile quanto pieno di dubbi e di incognite soprattutto di questi tempi.
Libreria centostorie

Io e Maela abbiamo prenotato il corso a novembre, ci pensavamo da un po'.
Abbiamo deciso di andare in aereo, boicottaggio violento a Trenitalia. I biglietti Italo da Torino ancora non si potevano prenotare. E poi a me piace volare.

-Rientriamo tardi, così domenica pomeriggio facciamo un giro a Roma. Chiediamo a Fabio se ci viene a prendere.
Fabio era stato contento di dire sì.
-Dormiamo tutti a casa mia, però, così testiamo il nuovo divano letto.

Divano letto mai aperto. Nessuno ci ha mai dormito. Avevi tanto insistito che fosse un divano letto.
Per gli amici.
-Per te quando verranno le tue amichette.
Ero io che avevo amiche sparse per l'Italia. E le ho ancora. Una qua, una là. Mai troppo vicine, eppure mai troppo lontane. Il cuore stringe ciò che la vita separa. Ne sono sempre stata convinta e ne ho avuto la certezza in questo mese.
Ho un'amica anche a Roma. Ci vediamo poco e quando ci vediamo dobbiamo dirci in un'ora due anni di vita. Eppure la sensazione è quella di avere bevuto infiniti di te con i biscotti insieme in questi dieci anni di lontananza. Saranno stati cinque o sei. Forse sette, non di più. E non ci scriviamo quasi mai.
Sono le affinità elettive, queste. Ci si trova punto e basta. E anche se le scelte separano e le strade si dividono, ci si gode il bello di ritrovarsi. Senza pensare a quanto tempo è passato dall'ultima volta che ci siamo viste e a quanto ne passerà prima della prossima.
Una botta di conti si fa, giusto per sapere da dove iniziare a raccontare. Ma nulla di più. Niente rimproveri, niente rimpianti.
Abbiamo passato il pomeriggio insieme, mi ha salutato con un messaggio:
-Tutto ciò che tocchi diventa bello.
Eppure a me sembra di averla perduta per strada questa grazia. Che, alla fine, è un occhio dolce sulle cose, nulla di più, nulla di meno.
È stato un week end emozionalmente difficile e stancante, mi ha aiutata una canzone e la convinzione che tu avresti voluto che ci andassi lo stesso, a Roma.
La tua assenza dappertutto, come i bucatini all'amatriciana. Avresti apprezzato il paragone terra a terra.

“E se mi trovi stanco,
e se mi trovi spento,
se il meglio è già venuto
e non ho saputo
tenerlo dentro me.
 
I vecchi già lo sanno il perché,
e anche gli alberghi tristi,
che il troppo è per poco e non basta ancora
ed è una volta sola.
 
E ancora proteggi la grazia del mio cuore
adesso e per quando tornerà l'incanto.
L'incanto di te...
di te vicino a me”

V. Capossela
ovunque proteggi

Ovunque tu sia, Fabio, proteggi la grazia del mio cuore, che è quella che ti ha fatto innamorare di me tre anni fa.
Questa è una canzone che ho tanto amato e che poi avevo messo da parte.
E come spesso capita nei momenti tristi con le cose belle, ci vuole qualcuno che le tiri fuori dal cassetto al posto tuo. Per cantarle di nuovo, per piangerci su una mattina triste e grigia. Per sperare che torni l'incanto dopo centinaia di ere del cuore. Che non sono i giorni che passano. Né i mesi né gli anni. Non il tempo di cui tutti mi parlano.
Le ere del cuore sono tutti i tentativi falliti di ricucire le ferite, di arginare il dolore in una bolla di sapone, di trasformare in dolcezza la violenza dei sentimenti di adesso. La durezza in incanto.
L'era del cuore è il tempo giusto per ritrovare la grazia. Il tempo da abbracciare, non quello da lasciare passare.
Ovunque proteggi appunto. E un grazie a chi l'ha ripresa per me, questa canzone perfetta, quando io me l'ero persa per strada.

Il volo di andata ci ha riservato un bel tramonto rosso sotto il profilo aguzzo delle montagne.
Al ritorno, ad aspettarci agli arrivi c'erano Laura e Luigi. Ed è stato bello. Fabio non sarebbe mai venuto a prendere agli arrivi. Mi avrebbe pescato al volo o al salto, arrivando in ritardo.
Però sarebbe stato così contento di vedermi che avrebbe reso impossibile arrabbiarsi per il ritardo.
Così era successo a ottobre. Gita a Roma con mamma e sorella. Stessa compagnia, volo con arrivo alle otto. Recupero al volo a Caselle, avevo rincorso la sua Panda con la valigia, la borsa e tutto il resto.
E durante il viaggio tanti messaggi con tanti baci alla pat romana. Li ho riletti tutti, perché mi sono mancati.
Il sei ottobre faceva caldo. Abbiamo le foto in canottiera. Quasi trenta gradi.
Ieri mattina ce n'erano due. Poi sedici sulle scalinate di Santa Maria del Popolo alle due del pomeriggio.
Gennaio romano, ma pur sempre gennaio.
Il corso è stato illuminante, utilissimo, sdrenante e rassicurante al tempo stesso.
Una duegiorni di nozioni di ogni tipo: dai cataloghi, ai permessi, dagli arredi, al corso di primo soccorso, alla lettura animata delle fiabe.
Una duegiorni di conti in tasca, pubblicità, bandi, architettura e letteratura per l'infanzia.
Due giorni da lasciare sedimentare. Decantare. Come il vino rosso.

Stamattina mi sono svegliata con la testa piena di pensieri e Minta che mi leccava la faccia.
Ho fatto una doccia infinita.
Poi ho iniziato a scrivere. Per me, per Fabio. Per chi non c'era e ci sarà e per chi non c'è più.

Scrivo qui perché per due giorni, in pausa pranzo, alla sera prima di dormire, non pensavo ad altro che a telefonare a te. Per raccontarti com'era andata, cosa ci avevano detto. Sogni, paure e speranze.
Avrei voluto fossi tu a raccogliere le mie parole tra l'adrenalina e lo sconforto e a metterle da parte. Come è sempre stato fino a Natale.
Mi è sembrato che tutto questo progetto avesse meno senso senza potertelo raccontare a te. Senza poterti dire che era bello ed era fattibile. Che mi piacerebbe, ma che ho paura.
Ne avevamo parlato tanto insieme. Era una cosa che piaceva a me e piaceva a te. Conciliava con una famiglia. Con una dimensione umana del lavoro. Con un qualcosa di caldo, un luogo dove stare, dove lavorare, dove crescere noi e dove fare crescere i nostri figli e quelli degli altri.
Tra i libri.
Abbiamo guardato insieme “C'è posta per te” un sacco di volte. Forse è il sogno di tutti aprire una libreria per bambini. Poi quando io e Maela ci siamo iscritte avevamo rivisto il film, a casa tua, così, ci era venuta voglia.
Avevamo riso alle mille e mille mail che ci eravamo scambiati i primi mesi di tre anni prima.
-Ti ci vedo proprio, Pat, a fare la signora delle favole. Il tuo mondo tra libri e bambini.
-Anche due gatti magari. Tu fai i corsi di informatica...
-Come minimo, almeno qualcuno si salva e non cresce impedito come te.
-Grazie mille.
-I corsi con Linux, open source for children.
-Sarebbe bello.
-Si lo sarebbe.
Mi avresti dovuto aiutare. A verniciare eravamo già capaci. E a fare il sito. Quello era tuo. Un'altra nota stonata sui tuoi siti bianchi e neri, minimalisti e poco incasinati. Già con il mio ti eri messo le mani nei capelli mille volte.
-Pat ma 'ste impronte viola?
-Belle no?
-No.
-Anche le scritte a lato le vorrei viola, grazie.
-Questo sito è una macchia nera tra i miei siti, dovrebbe restare in incognito.
-Ma è carino, poi ci scrivo, mica devo vendere tapparelle.
-Sei inguaribile, pat. Lo faccio come vuoi, poi cucini tu, sono stanco morto, mi hai distrutto questo pomeriggio.

Figurati il sito di una libreria per bambini che macchia nera sarebbe stata. Ma alla fine saresti stato contento. Perché avresti fatto felice me, così come sei stato contento quando hai visto che L'Arianneide mi piaceva e che avevo iniziato a scrivere. E così come saresti contento di vedere che continuo a scrivere. E che ci sei anche tu. E che a Roma ci sono andata lo stesso, quando avrei voluto starmene nel letto sotto il piumino.

Nel progetto c'eri anche tu. Abbiamo sempre detto che quando si è in due i progetti si fanno in due. E non sai quanto mi manchi. Sarebbe un'avventura da Rambo, questa libreria. Mi viene da pensare a tutte le cose che avremmo potuto fare insieme. Sarebbe stato divertente. Forse pesante. Ma ci saremmo aiutati e sarei stata molto più ottimista se ci fossi stato tu in mezzo.
Ovviamente avremmo litigato da impazzire! Sui colori soprattutto.
Mi sei mancato in questi due giorni a Roma.
Nella perdita di senso di non poterti più raccontare una cosa che stava a cuore a me.
E nella consapevolezza che tanto io comunque, senza di te, qualcosa dovrò fare lo stesso.
Un progetto ci sarà comunque. E sarà comunque senza di te. E questo oltre a non essere giusto mi fa molta paura.
Mi sei mancato perché a Roma insieme, nella patria delle Amatriciane non ci siamo mai andati.
Ma la mia non era male, ti faceva brillare gli occhi e scoppiare la pancia. Quella vera con il guanciale di Eataly, non con la pancetta.
Ho viaggiato con in tasca una conchiglia. Una piccola del mio mare. Una che ho raccolto a Capodanno, o forse lei ha raccolto me. Non so bene come funziona!
Non so se i progetti li facciamo noi o sono loro che ci vengono incontro e ci prendono per mano. Un po' tutti e due forse.
Ogni tanto mi piacerebbe essere trovata. Come a nascondino. Trovata, pescata e tirata fuori. Fuori da qualche parte. Come una conchiglia troppo bella per starsene sulla spiaggia senza essere raccolta. E troppo delicata per stare nella mia tasca senza il timore di schiacciarla, di sbriciolarla o di rovinarla.
Tu mi avevi trovata in biblioteca. Era stato molto bello.

Stamattina sarei voluta venire al cimitero. Ma il lunedì è chiuso. Forse avrei lasciato andare quel fiume di parole che mi scorre dentro da due giorni e che sono per te soltanto.
Tanto è pieno di gente che parla davanti alle tombe. Non prega, parla proprio.
Forse ci si sente meno matti che parlare da soli a casa. Meno matti e meno soli.
Forse il luogo ci giustifica quando si ha bisogno di parlare a voce per rimettere insieme i pezzi di cuore che appartengono alle persone che abbiamo amato.
A te avrei chiesto:
-Che cosa devo fare?
Tu mi avresti risposto:
-Fai come ti pare.
Ma poi ne avremmo parlato. E penso che ti saresti preso bene, come dicevi tu.
-Sono preso bene!
Io invece oggi sono presa male. Potrei dire due parole a Minta ma penso che anche se le urlassi nell'orecchio non si sveglierebbe. Dorme come un sasso, il sonno dei giusti. O il sonno dei gatti. Muove i baffi se le dico qualcosa, al massimo drizza un orecchio, aprire gli occhi manco per il cavolo. Non dà molta soddisfazione.
Mi manchi nelle decisioni importanti. Nella strada da prendere. In questo stupido filo che per un'Arianna dovrebbe essere facile trovare.
Quante volte da bambina con persone che non conoscevo ho dovuto sentirmi chiedere del filo:
-Come ti chiami?
-Arianna.
-E il filo dove l'hai messo?
Mi nascondevo dietro la borsa di mia mamma. E pensavo che i grandi sapessero fare solo due domande. Non sapevo che una era una domanda e una era una battuta che non faceva ridere.
Mia mamma mi aveva regalato il libro del Mito di Arianna. Ce l'ho ancora da qualche parte: finisce con una bella immagine di Arianna e Teseo che fuggono a bordo di un vascello. Ho imparato dopo, al liceo, che alla fine Teseo carissimo ha smollato Arianna su un'isoletta e che lei avrebbe preferito mille volte, col senno di poi, lasciarlo nel labirinto piuttosto che dargli il filo per tirarlo fuori.

Una volta a un campeggio ho conosciuto un Teseo.
-Piacere Arianna.
-Piacere Teseo.
Siamo scoppiati a ridere. Non pensavo che ne avrei mai incontrato uno nella mia vita. Sono sincera, proprio no. I suoi genitori dovevano essere reduci convinti da studi classici più dei miei. A lui da piccolo avranno chiesto tutti anziché dov'è il filo, dov'è Arianna. Chi lo sa.

Comunque al di là di tutto questi pensieri che ruotano come atomi impazziti, i libri per bambini sono fantastici. È un mondo di storie dolcissime e di illustrazioni rassicuranti. Di bambini buffi e di animali dannosissimi. È un mondo dove il male fa meno male e il buono fa bene al cuore.
Io me ne sono regalati due. Se avete nipoti, figliocci o bambini piccoli a cui fare un regalo, sono veramente deliziosi. Non leggeteli prima di impacchettarli perché altrimenti finisce che vi li tenete, così, per quando una giornata inizia storta. Come lettura salvasorriso.

“Il mio nome è NO” di Marta Altès, Sinnos Editore, è la storia di un cane che pensa di chiamarsi No, perchè “no!” è quello che si sente ripetere qualsiasi cosa faccia per rendersi utile, come scaldare i letti o prepararsi il cibo da solo scoperchiando un bidone. Dopo avere letto questo libro ho subito pensato che Minta penserà, a questo punto, di chiamarsi Giù!
Perchè “Giù!” è quello che si sente ripetere più spesso. Giù! Dal tavolo, dal letto, dalla televisione, dalla lavatrice, dalle scatole di scarpe, dallo stendino dei panni e così via.

“Il Pinguino Verde” Di Valentina Muzzi, sempre Sinnos Editore, invece, è la storia “bella ma strana, di un pinguino che voleva esser rana. L'idea gli sembrò davvero geniale, perché rimanere un pinguino normale?”. É la storia, accompagnata da disegni che sembrano scampoli di tessuto, della ricerca di un posto nel mondo. Quel posto che si può trovare solo guardando al di fuori di se stessi per poi ritrovarsi. Consigliato a chi crede di poter essere speciale, ma non sa ancora come, senza la fatica e l'amore di chi ti sta intorno infatti, è impossibile diventarlo.

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Comments

visto che libri per bimbi noi li divoriamo, e che manca solo un mese al 2-esimo compleanno, ho comprato per il mio pupo e ti consiglio questo: Un libro, di Hervè Tullet (book trailer: http://www.youtube.com/watch?v=Kj81KC-Gm64). Sinceramente, credo che questo libro sarebbe piaciuto anche a Fabio.

Anche se quelli del RIS impazzirebbero con le impronte digitali!

http://www.youtube.com/watch?v=_ER3SnabAJQ

Questa canzone appartiene ad un periodo buio.
Pieno di lacrime date in pasto ad un cuscino e di un muro che non poteva contenerle.
Appartiene a quella sensazione di essere incapace di aiutarti fino in fondo, di prenderti per mano per portarti via dal male.
Appartiene a te, perché era un modo sciocco di mettere insieme i pensieri, di provare a passarti una speranza.
Non so se sia mai servita.

Di sicuro, quella sensazione non era nulla rispetto ad oggi e nemmeno è servita da allenamento, se vogliamo dirla tutta.
Non si è mai abbastanza pronti.
Non si dovrebbe esserlo.

Ma da allora sei tu, la ragazza con la valigia.
Gli occhi del colore del cielo, anche se non del blu di Fabio.
Ti vedo all'aeroporto, sfrecciare con la tua valigia perfetta, mentre intorno il caos regna sovrano.
Ti vedo su un binario, al freddo, con un'immensa busta di Winnie the Pooh, che sarà molto poco perfetta, ma sai quanta roba contiene?
Ti vedo in mezzo a scaffali e libri per bambini, con le guance colorate di vernice e un sorriso aperto.

Sarò lì con te.
Aprirò quell'ultimo scatolone.
Usciranno quattro farfalle.

"Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
ma adesso forse ti puoi riposare
un bagno caldo e qualcosa di fresco
da bere e da mangiare

ti apro io la valigia mentre tu resti li
e piano piano ti faccio vedere
c'erano solo quattro farfalle
un po' più dure a morire"

ieri sera ascoltando la musica con la modalità random è venuta questa canzone...una canzone che mi è sempre piaciuta ma che non è mai stata speciale...beh credo che da ieri lo sia diventata...appena ho letto il titolo ho voluto ascoltare le parole, e più le sentivo più pensavo a voi due...

The waves - Le onde

http://www.youtube.com/watch?v=i6hcWClLaDE

I'll get away, get in the car / Io andrò via, prenderò la macchina
I'll reach the shore before sunrise / e raggiungerò la spiaggia prima dell'alba
And I'll watch the moon and stars / e guarderò la luna e le stelle
I'll tell them everything about us / e racconterò loro tutto su di noi

I left last night / Sono partita la scorsa notte
I reached the shore / Ho raggiunto la spiaggia
Trying to find everything I lost / cercando di trovare tutto ciò ke avevo perso
In a thousand waves, a million waves / in 1000 onde, milioni di onde
Oh still, somewhere I am sure / Ancora, da qualche parte sono sicura
That I'll see your face / che vedrò il tuo viso
I will see you there / ti vedrò là

Morning sun / Sole del mattino
Before you'll rise / prima che tu sorga
Before you'll come and shine again on us / prima che tu venga e splenda ancora su di noi
Let me find, let me find, let me find / lasciami trovare
Some comfort in the night / conforto nella notte
I don't mind what I've lost / Non mi interessa quello che avevo perso
I've reached the shore / Raggiunsi la spiaggia
And nothing ever changed / e niente era cambiato
In a thousand waves, a million waves / in migliaia di onde, milioni di onde
Oh still I look for love / oh, sto ancora cercando l'’amore

And all I see is your face / e tutto quello che vedo è il tuo volto
All I see is your face / tutto quello che vedo è il tuo volto

I bleed but I'm choosing you again / Sto piangendo (sangue) ma ti voglio ancora
I'm done but I'm ready to begin / quel che è fatto è fatto, ma sono pronta a ricominciare...

All I see is your face / tutto quello che vedo è il tuo volto
All I see is your face / tutto quello che vedo è il tuo volto
So I come back home to you / così torno a casa da te

le tue parole dicono con leggerezza che l'incanto è tornato e che nel dolore più profondo può risvegliarsi la vita.