AZZURRO

Ieri piscina.
So ancora nuotare.
Non affondo. E non affogo, a quanto pare.
Però faccio fatica. Una gran fatica. Sono fuori allenamento. E anche se fossi allenata penso che mi sentirei ugualmente senza fiato.
Senza forze.

L'acqua è una dimensione diversa, una freddissima seconda dimensione. E di solito fa bene.
Però sotterrando i romanticismi su quanto sia bello, rilassante e rinvigorente nuotare, l'acqua della piscina è soprattutto fredda. Poi, se vogliamo parlare di quella dell'oceano penso che ghiacciata non basti per dire l'impatto dell'onda sul corpo. Non c'è un aggettivo sufficientemente freddo al riguardo.
Ma di oceani in vista al momento pochi, (anche se mai dire mai più), e per ora devo fare i conti con l'acqua della piscina che per me è comunque fredda.
Alle otto e mezzo del mattino, quando il caldo del piumone non si è ancora diradato, l'impatto non è dei migliori.
Non volevo prendere freddo ieri mattina. Altro freddo. Freddo aggiunto.

Fabio, tu mi avresti preso in giro, come al tuo solito.
Sono andata a nuotare con la maglia decathlon a collo alto sopra il costume. Quella che avevo preso per venire in vacanza in Portogallo e per farmi un bagno se l'acqua portoghese fosse stata inaffrontabile.
Poi l'acqua portoghese era inaffrontabile anche con la maglia-muta, sufficientemente calda, invece per la piscina di Corso Sebastopoli.
Evitando l'impatto con l'acqua fredda sulla pancia i primi dieci secondi di immersione, il ritorno in piscina è stato dolce.
Ho nuotato ed è stata una bella sensazione: riscoprire muscoli del mio corpo che credevo di avere perduto o lasciato in qualche stanza di ospedale. Muscoli addormentati che l'acqua ha richiamato lentamente. L'acqua che restituisce al corpo le sue ragioni e le sue necessità.
Nel nuotare o nel semplice galleggiare, qualcosa lo avvolge e lo rincuora.
Forse perché è dall'acqua che veniamo. Forse il corpo conserva una memoria ancestrale di questo elemento. Di un luogo ovattato. Di un mondo sommerso da cui dobbiamo tirarci fuori. Per vivere.
Chissà com'è stato uscire da lì quel giorno? Se ne conservassimo anche solo la memoria di un istante non molleremmo la presa così tante volte.
Non ci lasceremmo andare.
Se ricordassimo la fatica di quella prima battaglia, penso che no, non potremmo mai permettere che la vita ci scivoli via così. Senza lottare.
Stanotte è nato un bambino. E con lui tanti altri. È la vita che va avanti comunque, anche se in certi momenti la si vorrebbe fermare, pietrificare in un attimo felice.

Ho nuotato dunque. Non sono affogata.
Sono riemersa dai miei pensieri. Dalle mie apnee.
Ho coordinato le braccia e le gambe, a fatica. Ho pianto anche un po'. Ma acqua per acqua nessuno se n'è accorto.
L'importate era continuare a nuotare. Arrivare al bordo e poi ripartire. Toccare il fondo e risalire. È così che funziona, dentro e fuori dall'acqua. Che lo vogliamo o no. Ma se non lo vogliamo tutto è più difficile, ostile.

Anche Fabio nuotava. L'anno in cui ci siamo conosciuti. Andava alla sera, il venerdì.
Aveva il fisico da nuotatore:
-Sono pompatissimo, diceva.
E mangiava molto di più. Due brioches a colazione erano il minimo sindacale.
Io lo andavo a vedere. Stavo sulle gradinate della piscina Gaidano per due ore: un po' studiavo, un po' lo guardavo. Se quando alzava gli occhi io li avevo sul libro me lo rinfacciava per tutta la sera. E per il giorno successivo.
Erano le prime volte che mi muovevo in quella zona. Dovevo prendere il 55 e sbagliavo sempre la fermata. Scendevo a quella prima, a quella dopo, mai a quella giusta.
Ero stata contenta quando le giornate avevano iniziato ad allungarsi e un po' di luce a scendere su quelle vie così poco familiari.
Aspettavo ascoltando la musica Fabio che uscisse dallo spogliatoio e quando usciva odorava di cloro e mi piaceva da impazzire.
Sempre amato l'odore del cloro che rimane sulla pelle. Sulla sua in particolare.

Dopo la piscina andavamo dai suoi, iniziavo a conoscerli allora.
Cena e poi film, quello che era, tanto io mi addormentavo sempre.

-Pat sono tutto caldo. Mi senti?
-Si. E sai di cloro.
-Carino.
-Si molto carino.
-Che film guardiamo?
-Uguale tanto mi addormento.
-Allora Terminator. O un Dexter.

Devo guardare Terminator Tre. Te l'avevo promesso. Tu mi avevi promesso in cambio che avresti visto la Meglio Gioventù. È uno dei miei film preferiti. Mi dispiace che sia andata così. Mi dispiace così tanto. Un dispiacere come un'apnea. Da non respirare.

Mi addormentavo, dicevo, Fabio mi svegliava a un certo punto e mi riportava a casa.
La parte che mi piaceva di meno. Un supplizio. Il sonno, il freddo, buttarmi su un letto dove lui non c'era.

Finché una sera guardando un film ci siamo abbioccati tutti e due, non solo io, come al solito.
E tu mi hai detto:
-Pat, io non ho nessuna voglia di portarti a casa. Sono stanco morto.
-E io nessuna di alzarmi. E mettermi in macchina. Fa freddo e tu sei tutto caldino.
-Allora dormi qui.
-E i tuoi?
-I miei se ne accorgeranno domani.
-Buonanotte.
-Buonanotte.

E così era andata, la prima volta che avevo dormito da te. E i tuoi alle sette si erano svegliati e domandati come e quando mi avessi riportato a casa visto che né l'uno né l'altro aveva sentito alcun rumore.
Lo avrebbero scoperto un'ora dopo quando ci siamo alzati anche noi. Dopo una notte di calci e pugni perché, molto romantico dormire in due in un letto, ma non ci è mai piaciuto tanto.
Non eravamo abbastanza appiccicosi né abbastanza piccoli di dimensioni. E soprattutto dormivamo tutti e due a pancia sotto.
In due a pancia sotto in un letto singolo non ci si sta senza farsi un po' male. Questa è una verità assoluta.
Allora è iniziata l'era del materassino gonfiabile, della branda, poi del pouf letto carinissimo che ci ha comprato tua mamma, forse un po' sgomenta dal vederci sempre così accampati!
Poi hai cambiato casa ed è finito un altro periodo del nostro tempo insieme. Mi piaceva dormire a casa dei tuoi. Un po' mi imbarazzava, ma un po' mi faceva sentire a casa.
Una casa vera.
Era un po' come stare in famiglia quando la mia era così lontana.
Una famiglia vera. Con un babbo e una mamma. O un papà, visto che a Torino i Babbi non ci sono.
Non una famiglia di solo amici, coinquilini, compagni di viaggio. Anche quella è stata una famiglia. Una grande famiglia, ma a lungo andare il calore risulta disperso e si sente il bisogno di trovare una casa che ti accolga in modo diverso.

A te piaceva più nuotare nel mare.
A me invece nel mare piace galleggiare. Fare il bagno.
-Che fai pat nuoti?
-No no, io faccio la papera.
-Dai fino alla boa...
-Tu nuoti e io ti guardo.
-Poi non ti lamentare se ti viene il culone.
-Ti voglio bene anche io, Fabio!

Il mare non mi ha mai fatto paura. Non morirò affogata, ne sono quasi certa.
La prima volta nelle onde mi aveva emozionato: Fuerteventura. Tu non entravi in acqua se non con la tavola da surf. Io il secondo giorno ho alzato la testa dal libro e ho detto:
-Vado a fare il bagno.
-Ciao ciao pat.
E via che sono andata tra onde bellissime e giganti. La corrente. La battaglia per arrivare al largo. Era bellissimo, mi ero divertita.
Solo tornando indietro mi ero accorta che tu stavi in piedi sulla spiaggia. Visibilmente agitato. O agipato. Mi facevi segnali di tornare indietro misti a segnali con dito indice puntato più e più volte sulla tempia.

-Ma Pat tu sei matta. Questo è l'Oceano, mica il pisciatoio di fronte a Rimini.
-O non offendere. Te l'avevo detto che andavo a fare il bagno.
-Ma dicevo a riva.
-Non ho mica tre anni.
-Mi sono preso un colpo.
-Io mi sono divertita, invece.
-E me lo dici pure.
Sorrisetto innocente.
-Dai che ti asciugo. Sei tutta fredda.

Sono bellissimi quei posti, soprattutto fuori stagione, era giugno. L'oceano, le onde, il vento e lasciarmi asciugare in una spiaggia gigante in cui c'eravamo solo io e te.

Ieri pomeriggio sono andata al Fablab. Dai tuoi amichetti. È stato strano. Ti volevano bene. Io ero imbarazzata, ma contenta di essere lì. Ho invidiato ancora una volta quel tuo modo di stare bene dappertutto e con tutti. Di sentirti a tuo agio, mentre io diventavo rossa.
Ho voglia di vedere qualcuno dei tuoi amici, eppure mi sembra un'impresa.
Era difficile prima, con te vicino. Quando erano in tanti non riuscivo a spiaccicare mezza parola.
Ti stringevo la mano, tu sorridevi, dai pat, coraggio.
Mi hai fatto invecchiare in fretta, ma non così tanto. Non al punto di sentirmi a mio agio, in mezzo alla gente. In mezzo alle parole che vengono da più direzioni. In mezzo a discorsi in cui mi perdo, perché si intrecciano troppo velocemente a cose che non conosco.
Penso che non mi abituerò mai. A questo.

Sono passata anche all'UTIC del Mauriziano, ho portato una lettera, era da un po' che volevo farlo. Si meritavano un grazie. Anche se non sono riuscita a riportarti a casa. Anche se lo avrei voluto, e lo avrebbero voluto tutti. Penso che ti porteranno per un po' anche loro, nel cuore. Il ragazzo di Natale, quello che doveva farcela e non ce l'ha fatta.
Nella lettera un grazie lo stesso. Un grazie nonostante tutto. Per l'umanità condensata in quel reparto. Per quell'umanità che oggi è così difficile trovare.
Ne abbiamo fatti piangere almeno cinque tra medici e infermieri, penso si ricorderanno di noi.
Ho messo i copriscarpe blu, ho disinfettato le mani e ho portato la lettera.
Poi sono uscita.
Non ho visto nessun viso familiare. Forse non l'ho cercato. C'era quell'odore forte di disinfettante. Quello diverso da tutti gli altri reparti.
Penso che quelli che lavorano lì non lo sentano nemmeno più. Quell'odore strano. Per fortuna te ne sei andato subito e senza soffrire. Ogni tanto guardo la tua foto e ringrazio che sia andata così, veloce. Se così doveva andare.
Per chi resta è più difficile, ma per chi va, prende l'onda giusta.
Ringrazio di non essere dovuta venire in quel reparto per mesi, con te in quel letto dove non ci stavi. Perché poi la fine sarebbe stata uguale, solo dilatata, nel tempo, e nei cuori.
Ringrazio di non avere fatto in tempo ad abituarmi a quell'odore di disinfettante strano, perché sarebbe stato ancora più ingiusto. Volerti trattenere ad ogni costo. Il cervello lo vorrebbe, ma il cuore che ti ama, deve lasciarti andare. Abbiamo dovuto tutti lasciarti andare. Troppo in fretta, come in una corrente forte quando lasci la presa.
È amore anche questo. L'ho imparato poi.

Stamattina dovevo venire al cimitero con tua mamma. Non dico venire a trovarti. Perché io ti trovo in ogni giorno, in ogni cosa. E ti trovo nella testa, anche quando non vorrei. Ti trovo sempre, quando e come voglio. A volte ti fai trovare tu, e mi viene da piangere, altre volte ti fai trovare in certi pensieri buffi e mi esce un sorriso.
Lo preferisco, quando ti trovo con un sorriso.
Però il cimitero è un luogo diverso. È la memoria di tutti.
È dove può trovarti chi non ti trova come ti trovo io. Chi non ha avuto la fortuna di amarti al punto di scovarti ovunque. Senza bisogno di date e di marmi. Senza bisogno di un luogo.
Perché tu sei dappertutto.
Come l'aria. Ovunque. Fuori e dentro.
Sono passata al mercato e cercare i fiori azzurri come i tuoi occhi.
Quelli che mi avevano colpito il giorno del tuo funerale.
Poi però il pallido sole della mattina se n'è andato. Piove ed è triste. Troppo triste per un giro fra lapidi e foto scolorite.
I fiori li metterò in cucina in una bottiglia di plastica tagliata a metà, così posso guardarli quando ne ho voglia. Forse ha più senso. Guardarli quando mi manchi. Azzurri come i tuoi occhi. Come il mare. Come il cielo.
Un bel colore.

Una persona che legge questo blog e che spero di conoscere presto mi è regalato una foto dell'azzurro di Fuerteventura. Questo è l'azzurro dell'oceano, di Fabio, il mio. E'stato un bel regalo in questa mattinata grigia... la aggiungo qui.

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"Un gruppo di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione".
A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena

Ho sempre trovato affascinante il dilemma del porcospino.
Mi è tornato in mente adesso, leggendoti.
Trovando nelle tue parole quell'equilibrio, quella giusta misura.
Una capacità di amare che supera le distanze e le difficoltà.
C'è tanto da imparare da te, da voi, anche da tutto questo male.
Impareremo tutti.

...e a noi quella lettera ha fatto piacera leggerla.
Anche se Fabio non siamo riusciti a restituirtelo nonostante l'impegno di tutti noi nel volerlo fare.
E' cosi, abbiamo dovuto lasciarlo andare. Spesso accade che per un meccanismo di difesa si chiuda il ricordo all'interno di un contenitore nella nostra mente...che non si ritorni a pensare a quanto accaduto alle persone che assistiamo. Non conosciamo il loro passato, i loro legami e i progetti per il futuro.
Ma poi hai portato una lettera e hai riaperto il contenitore che pensavamo di aver chiuso. E nella lettera c'era un riferimento ad un sito...e nel sito il passato e il futuro tuo e di Fabio.
Abbiamo letto e guardato le vostre foto e abbiamo frugato nei vostri ricordi...e allora la memoria di Fabio è diventata anche un po' nostra.
Forse ne avete fatti piangere più di cinque, tra medici e infermieri.
Forse non sai che all'interno di quello che è il blocco di cardiochirurgia, rianimazione e sala operatoria, lavorano un centinaio di persone e che molti di questi sono stati accanto a Fabio per il tempo in cui è stato qui con noi.
Questo posto lo coordino, o forse lo sco-ordino, non so bene!!...so di per certo però che questo gruppo di persone si impegna quotidianamente nell'affrontare situazioni di estremo equilibrio tra la vita e la morte.
Lo fa con passione e con fatica emotiva...sarebbe più semplice operare in altri ambiti dove la morte e la sofferenza, pur trattandosi di un ospedale, sono meno frequenti e meno cruenti.
Lo si fa pur avendo la consapevolezza che "i nostri pazienti" una volta trasferiti in altri reparti non conservano alcun ricordo di quanto vissuto in rianimazione, e che i parenti, sapendo che i loro cari non sono più in pericolo di vita, tendono a dimenticare quello che è stato un "brutto momento".
Con voi non è accaduto, e per questo ti ringraziamo.
Ti ringraziamo perchè ci hai aiutato a capire che gli sforzi finora fatti per rendere questo luogo pieno di macchine e tecnolgia più umano non sono stati vani.
Perchè per ogni persona che si ricorda di noi siamo in grado di restituire umanità e solidarietà a molti altri che di qui passeranno...e alle loro famiglie.
Perchè l'amore e l'empatia che cerchiamo di trasmettere a volte giungono a destinazione nonostante i nostri visi celati dietro delle anonime mascherine.
Un abbraccio Arianna...da tutti noi...

Dalle più semplici alle più complesse, lì qualunque sforzo vale la pena.
Le mascherine non coprono le espressioni degli occhi. Grazie ancora, anche per l'abbraccio.

Che strano, proprio questa mattina pensavo al blu, al blu del mare, al blu-azzurro degli occhi di Fabio che tu porti nel cuore e che mi rimandano ad altri occhi blu mare amati e persi tanti anni fa.... immaginavo di raccontarti la storia cui ti ho accennato ma che ancora non sai e mi sono sentita lì, nel blu, più o meno alla stessa ora in cui tu stavi nuotando, forse poco prima, io ero sotto la doccia e pensavo al blu, all'acqua e al mare... al segreto della vita, della perdita, dell'esistenza e dell'amore... e ciò per cui vale la pena vivere è fare esperienza di come il dolore si possa trasformare in dono, di come l'amore sia la forza che ci tiene in vita e riempia di senso anche le perdite, così come stai facendo esperienza tu, così come stai facendo dono a noi delle tue straordinarie scoperte. bellissimo anche il rapporto con i medici e la risposta che ha suscitato, bellissimo tessere questi legami che oltrepassano le barriere e gli odori estranei. ti abbraccio forte Arianna, con affetto e molta stima

Ti metto qui un estratto da un mio libro che ti regalerò, sul desiderio blu...

"In Spirito dell’utopia Bloch assume il blu come colore in cui luce e oscurità s’incontrano e si fondono, o meglio, come il colore attraverso cui l’oscurità della latenza che è in noi, la nostra profondità, si esprime trasformandosi in luce. Nel blu pulsa la nostra oscurità, che urge in noi come «nel cuore degli oggetti»; il blu è il colore della nostra latenza, del nostro oblio, ma anche della nostra maschera, cioè della forma in cui la nostra latenza si esprime e si estrinseca: per questo si tratta di «costruire e costruirsi nel blu», espressione con cui Bloch chiude l’Intenzione posta a premessa di Spirito dell’utopia. Il blu è il colore della Sehnsucht, della nostalgia che sa farsi espressione dirompente,
che sa varcare soglie metafisiche e sa cercare «il vero e il reale là
dove scompare il semplice dato» (GU 13; it. 6). E questo avviene, in forma
suprema per l’umanità, nell’arte.
Qui riecheggiano, quindi, le parole di Kandinsky sul blu, scritte ne Lo
spirituale dell’arte del 1910: «Nel blu troviamo la profondità […]. La vocazione del blu alla profondità è così forte, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa e intima. Più il blu è profondo e più richiama l’idea d’infinito, suscitando il desiderio della purezza e del soprannaturale. È il colore del cielo, come ce lo immaginiamo appunto quando sentiamo la parola “cielo”». Il desiderio blu è allora desiderio che acquisisce ed esprime nell’arte questi caratteri: la profondità, l’aspirazione all’infinito, alla purezza, alla dimensione spirituale che oltrepassa la datità dei fatti. E come il cielo, può variare d’intensità, profondità e significato, a seconda di quanta luce lo pervade".

Il testo Spirito dell'utopia è stato scritto da Bloch in un momento di innamoramento profondo per la prima moglie, scomparsa prematuramente poco dopo la pubblicazione del testo. Per qualche anno lui non è riuscito a fare altro che rielaborare una seconda edizione di quel libro, dedicandolo a lei e a ciò che di loro non poteva più essere e tuttavia sarebbe stato per sempre. Ci sono pagine bellissime sue sull'eternità dell'amore al di là della morte - pare che ancora in fin di vita pensasse alla propria morte come una possibilità di ricongiungimento con Else... nonostante gli altri due matrimoni che sono seguiti.

A lei che non poteva più essere e che ci sarebbe stata per sempre.
Spero di potere dedicare un libro così a Fabio un giorno.
A prescindere da quello che sarà.
Blu di cielo di Kandinskij è uno dei miei quadri preferiti. Lo guardo e mi ci ritrovo.
Come mi trovo bene nelle tue parole. Sempre al cuore delle cose.

Arianna deve toccare il dolore fino in fondo.Arianna non vorrebbe, o forse si,ma lo fa' con dignita',senza esagerare.
Arianna è un delfino che cerca il mare e torna sempre sulla spiaggia,è una spiaggia accogliente,bella,attrezzata,pulita e piena di giochi,una spiaggia come quella di Rimini. Arianna non vuole che la gente le dica menzogne per darle conforto.Arianna sa'.
Passa il tempo - ho 50 anni - e la nebbia diventa fitta,non sono sicuro di nulla,a volte mi chiedo perche,perche non capisco il senso di certi eventi.
Non ho consigli per te,pero' scrivi bene ed è facile leggerti, chissa' quanto hai letto nella tua giovane vita. La vostra storia merita una collocazione ufficiale su pagine da toccare,credo.Penso che potresti farlo per voi. Anni fa' ho letto l'ennesima storia di Isabel Allende, Paula.
Paula è una storia per Isabel e sua figlia. Sono scemo,lo so',mi ero avvicinato ad Isabel perche sapevo di suo zio, poi lessi 'il piano inclinato','la casa segli spiriti' ed anche Paula.
Era solo un pensiero Arianna,so solo che domani il vento soffiera'.

Un abbraccio al vostro amore che c'era e ci sara'.

Giovanni

A volte penso, spero e sogno, che sia proprio quello il regalo che Fabio mi avrebbe voluto da fare. Un libro da toccare. Da annusare. Sarebbe bello. Ma sarà difficile.
Mi viene da chiederti se ci conosciamo. O ci siamo conosciuti. Ma anche questo non ha senso. Mi ha fatto piacere leggerti.
La casa degli spiriti e Paula sono due libri che porto nel cuore, insieme a tanti tanti altri che stanno sulle mensole strapiene della mia camera di Rimini.
Un abbraccio e un sorriso un po' nebbioso.
Arianna

sono una mamma, la mamma di un 28enne ,amico di Fabio, andavano a catechismo insieme, andavano a Viu' con la parrocchia, ho conosciuto Fabio da bambino , ed ora non riesco a staccarmi da questo blog, ogni giorno passo a trovarti e a leggere le splendide parole che scrivi.Complimenti Arianna ! Non riesco ad andare avanti, scusami, ti abbraccio e ti ringrazio, perche' il grazie piu' grande va proprio a te.
Continua cosi',sei splendida!E... , da mamma, trasmetti un grande abbraccio alla mamma di Fabio.

"Til Kingdom Come"
(Coldplay)

Steal my heart and hold my tongue.
I feel my time, my time has come.
Let me in, unlock the door.
I've never felt this way before.

The wheels just keep on turning,
The drummer begins to drum,
I don't know which way I'm going,
I don't know which way I've come.

Hold my head inside your hands,
I need someone who understands.
I need someone, someone who hears,
For you, I've waited all these years.

For you, I'd wait 'til kingdom come.
Until my day, my day is done.
And say you'll come, and set me free,
Just say you'll wait, you'll wait for me.

In your tears and in your blood,
In your fire and in your flood,
I hear you laugh, I heard you sing,
"I wouldn't change a single thing."

The wheels just keep on turning,
The drummers begin to drum,
I don't know which way I'm going,
I don't know what I've become.

For you, I'd wait 'til kingdom come,
Until my days, my days are done.
Say you'll come and set me free,
Just say you'll wait, you'll wait for me.
Just say you'll wait, you'll wait for me.
Just say you'll wait, you'll wait for me.

«Non so da che parte sto andando,
non so per quale strada sono arrivato, racchiudi la mia testa dentro le
tue mani, ho bisogno di qualcuno che capisca, ho bisogno di qualcuno,
qualcuno che ascolti. Per tutti questi anni ho atteso te, per te aspetterei
fino alla venuta del regno, fino a che il mio giorno, il mio giorno arrivi.
E dì che arriverai e mi libererai. Dì solo che attenderai, attenderai me».

http://www.youtube.com/watch?v=8ZFCeiVEEcc

La metto tra le canzoni che mi stanno cullando le giornate.