RIPARTO. TORNO A CASA.

Oggi non ho scritto. Oggi ho fatto la valigia ed è stato molto più faticoso.
Scriverò e sarà da Torino e fa strano a pensarlo.
Anzi fa male, a pensarlo.
La valigia non è pronta in realtà. Cose sparse in qua e in là. Libri, vestiti, tisane, creme, profumi.
Le due scatole con le tue cose.
I regali di un Natale che non c'è mai stato e mi chiedo se ci sarà ancora.
Un Natale. Come si deve. Con i bambini, con i regali, con l'allegria dei pensieri lasciati per due ore fuori dalla porta.
Mi piaceva il Natale.
Sapeva di casa, di famiglia, di biscotti. Un sapore dolce.
Mi chiedo che sapore avranno i prossimi Natali. Anche se la gente mi dice che sono domande da non farsi.
Non ci pensare. Giorno per giorno.
Ma il giorno per giorno non fa per me. I miei pensieri corrono veloci. Tagliano e cuciono pezzi di presente e passato nel tentativo di rimettere in piedi un futuro sbriciolato.
In due ore, come un pezzo di pane da dare ai colombi.
Ricostruiscono un istante poi distruggono tutto. Un pugno secco.
Pensieri assordanti a volte, che non danno tregua. Come lingue che di continuo parlano e ripetono spezzoni di frasi. Monconi sentiti nei giorni passati e subito dimenticati.
Coraggio, forza, ripresa, resisti. Parole vuote che il pensiero dimentica perché il dolore prevale.
Parole che non si può fare altrimenti. Per non stare zitti.
La vita, la morte, l'amore. Qui c'è tutto quello da sentire. Tutto quello da provare.
Qui c'è lo spazio per ricostruire. Per ricucire. Nelle cose, nel dolore.
Non altrove. Non aldilà.
Ricominciare è un verbo senza senso. Ripartire forse. Ma in ogni caso da te. Ritornare.
Dal punto in cui tu mi hai lasciata. Dal luogo in cui per l'ultima volta ci siamo salutati con la mano.

Forse ciò che ricuce è la scrittura che nel silenzio libera l'anima e restituisce parole.
Scrittura ribelle. La mia. Scrittura arrabbiata. Faticosa. Scrittura che rivolta le viscere.
Eppure qui, giorno dopo giorno, assisto alla sua nascita dai ricordi di te.
Dalla tua mancanza nascono frasi. Assisto al suo tentativo di ricomporti dentro di me.
In questo blog la mente ritaglia spazi di aria buona dai giorni passati dentro uno stanzone di ospedale.
Che non rimangano quelli gli ultimi ricordi impressi nella memoria.

Riparto da qui.
Riparto domani per Torino e non so cosa succederà.
Riparto da due foto che ho guardato e mi sono sembrate belle.


Riparto da una canzone dei Negrita che mi ha dato la forza di affrontare la giornata.
Anche se volare è un verbo grosso.
"E ho camminato sul pianeta scalzo, disperato e libero. E certe cose che ho provato non le proverò mai più. Ma ho già volato per amore e una volta tornerò."
dannato vivere
Riparto da un parcheggio che mai prima avrei osato tentare.
Riparto con in tasca le conchiglie del mio mare.
Riparto. E tornerò indietro tante volte.
Perché il dolore riconduce ai luoghi di sempre. Dove il cuore è stato felice. E questo è inevitabile.
Riparto perché i miei genitori mi lasciano andare. Col cuore in gola. Ma lasciano che io vada.

C'è una persona che mi dice sempre: Dimmi una cosa bella!
Non riesco mai a rispondere.
La mia cosa bella eri tu.
E rimani tu. Riparto da te. Ti ho amato troppo per fare diversamente.
Torno a casa.
Torno domani.

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Non elaborare le cinque fasi del lutto, non elaborare ciò che lui è stato per te. La morte non si elabora, non si moltiplica, né si scompone in fattori primi. Non perdere nemmeno tempo a ricordare le cose belle, perché ti arrabbierai all'idea di averle perdute.
Vivi quello che eri per lui, non quello che sei senza di lui.
Questo è quello che mi sento di dirti.

c'è un libro illustrato di cui non trovo immagini su internet ma di cui ho ben presente i disegni in testa. si chiama La coperta della nonna. Una nonna che mette insieme pezzetti di stoffa per costruire una coperta patchwork per il nipotino. E ogni pezzo di stoffa racconta un viaggio, un vestito, un momento, un oggetto. E quando, alla fine del libro, la nonna non c'è più, al bambino rimangono tutti quei pezzi di stoffa racconta storie. E stare al calduccio sotto quella coperta dà un caldo più che fisico. Un caldo-coccola di chi sembra non esserci e invece c'è. In ogni quadretto di stoffa, in ogni freddo da cui scampare.
Il tuo blog è la tua coperta di Fabio. Cuci insieme pezzetti preziosi. Sarai capace di sentire caldo, un giorno, avvolgendoti intorno questa coperta.
Non smettere di raccogliere frammenti. E' doloroso, stancante, svuota. Ma è la cosa più importante. E' la tua coperta patchwork.

Ti ho conosciuta tanti anni fà, in una casa in campagna,eri con i tuoi genitori.Siamo andati insieme in un bosco in cerca di funghi,eri molto giovane,piu di mia figlia.Non avrei mai pensato che in quella ragazzina apparentamente cosi fragile sviluppasse un coraggio simile.Penso che questa sia la tua forza maggiore,e con questa forza cerca di affrontare la vita con i tuoi ricordi più belli e i progetti futuri più determinati.

Ricordarmi dove e quando... Quella ragazzina fragile e timida c'è ancora, ma c'è anche la donna che sono diventata. Con il tempo. Con le battaglie. Con l'impazienza di chi vuole vivere a basta, nonostante tutto. Un abbraccio forte, dall'Arianna che hai conosciuto e da quella di adesso