VERSIONE NON UFFICIALE

Io e Fabio ci siamo conosciuti in biblioteca. Alla Villa Amoretti.
Io l'avevo cercata su internet appena arrivata a Torino, era la biblioteca più vicina a casa. Lui la frequentava da un pezzo.
Voglia di studiare saltami addosso.
Eppure Fabio, nella sua vita ha solo studiato. Io giù di lì.

-E' libero questo posto?
-Si.
Certo che sì, lo vedi occupato? Avevo pensato sulla difensiva. Io ero sempre sulla difensiva.
Lui sorrideva. Rilassato. Era bello. Con gli occhi azzurri. Che fosse Fabio non lo sapevo ancora.

-Non ti ho mai vista qui.
-No, è il secondo giorno che vengo.
-Di dove sei?
-Rimini.
-Figo.
-Già.
-Fabio.
-Arianna.

Niente battute sul filo, meno male.

I giorni passavano. Il posto era sempre quello.
Io lo aspettavo. Se non c'era mi agitavo. Era bello. Non ci eravamo scambiati nemmeno il numero di cellulare.
Era sana l'ansia di aspettarsi. E non sapere se per qualche motivo sconosciuto all'uno o all'altro: il dentista, l'influenza, un esame, non ci saremmo trovati lì, in biblioteca, al solito posto.
Ho imparato dopo il verbo “Baccagliare”. Quello che Fabio stava facendo con me. L'ho imparato molto dopo, quando uscivo con le amiche, o quando ero in giro da qualche parte:
-Non ti fare baccagliare.
Me lo diceva sempre.
-Io voglio solo te.
-Ma questo chi ti baccaglia non lo sa.
-Tranquillo. Non mi faccio baccagliare.

Siamo usciti insieme per la prima volta l'8 dicembre 2009. Il nostro anniversario. Fabio aveva un esame il giorno dopo e con la scusa di un'improvviso attacco di ansia, sudarella e batticuore mi aveva chiesto se volevo fare un giro con lui, in macchina.
Penso che sua mamma avesse obiettato:
-Ma dove vai? Hai un esame domani. Quando torni?
Io ero appena tornata da Rimini, ero stravolta, ma sì, ne avevo voglia, di un giro in macchina.

É stata la famosa volta di Stupinigi. Non abbiamo visto nulla, solo i cancelli. Sembrava un film dell'orrore. Nebbia e fumi. E noi due, sconosciuti.
Ci siamo tornati due anni fa. Dopo un periodo difficile, di crisi, di tira e molla. Ci siamo tornati e abbiamo acceso una candela.
-Che tutto si sistemi.
Ne abbiamo accesa un'altra in Duomo a Milano, il 9 dicembre scorso. Insieme.
-Che tutto vada bene. Ti amo.
Eppure non ci pensavamo nemmeno che qualcosa potesse andare storto. Nemmeno l'ombra di tanta violenza nel nostro distacco. Di tanto vuoto. Dell'oltre.
Avevo portato Fabio nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro. Una chiesa piccolina che si apre di sbieco su via Torino, a Milano.
Ci eravamo fermati un po' lì a parlare perché eravamo stanchi. E ci si stavamo congelando i piedi:

-Se quando ci sposiamo già conviviamo in Chiesa vorrei arrivarci in macchina con te.
Gli avevo detto.
-E la suspense?
-Niente. Chisseneimporta. Però mi apri la portiera!
-Certo come no.
Poi eravamo stati in silenzio. Era un futuro anteriore ancora, eppure nell'aria. Sentivamo il Natale che arrivava. Ci siamo stretti la mano e siamo rimasti a guardare la finta abside del Bramante. Un'illusoria volta a botte con cassettoni in appena 97 cm di spazio, per me una cosa incantata, per Fabio, una fregata.

Quel 31 gennaio del 2009 avevo detto ai miei che Capodanno l'avrei festeggiato a Torino. Con amici. In piazza. Sono partita il 31 e tornata il 2 gennaio. Ho riletto le mail che io e Fabio ci siamo scambiati in quei giorni natalizi mentre contavamo a rovescio i giorni che mancavano alla notte di San Silvestro. Lui mi aveva mandato il link della festa in piazza Vittorio. Sapevamo tutti e due che non ci saremmo andati. Rileggere quelle mail è stato tremendo. Non sono andata avanti.

Il 2 gennaio ho preso un treno regionale per tornare a Rimini. Fabio mi ha accompagnata in stazione per la prima volta. Io ho pianto per tutto il viaggio. Ero felice e avevo paura. Paura di prendermi l'ennesima botta in testa. Paura di un viaggio nell'ignoto, nel cuore di una persona che non conoscevo ma di cui, per istinto, mi fidavo. Poi, con il tempo, la paura se n'è andata. É rimasto quell'essere felice e basta. Felici perché si sta bene insieme e non manca niente. E quel che manca non importa. E se importa rimane fuori di casa, sullo zerbino, quello che ci aveva comprato Laura e che non piaceva a nessuno dei due.

-Quando saremo tristi o arrabbiati o agitati sul lavoro, i nostri figli non dovranno subirne le conseguenze. E noi nemmeno.
-Lasceremo tutto sullo zerbino.
-Pulire via tutto, come la terra dalle scarpe.
-Si. Solo noi due qui dentro. Tutto il resto fuori.

Francesca mi ha detto di avere riletto la mail che vi incollo qui sotto in quei giorni tremendi e tristi all'ospedale.
In quei giorni in cui io ero lontana da tutti. Vicina solo a Fabio e al suo mondo che non era più il mio. In quei giorni tra la terra e il cielo. Tra la vita e la morte. In mezzo all'amore che c'è e non va via.
In quei giorni in cui tra le mie labbra e le tue orecchie, Fabio è passato di tutto.
Ringrazio tutti quelli che avrebbero voluto staccarmi da lì e non l'hanno fatto.

Una mail inviata da me, alla mia coinquilina, una nuova amica, una volta tornata a casa, a Rimini. Dopo avere chiuso la porta della mia camera e dopo avere raccontato ai miei del concerto, dei fuochi, del freddo nella piazza. Un racconto povero di particolari. Il concerto non l'avevo visto, né sentito il freddo dell'ultima notte del 2009.
Poi avevo aperto il PC e le avevo scritto. La versione più bella, quella non ufficiale.

2-gennaio-2010 Ore 23.50

Oggetto mail: VERSIONE NON UFFICIALE

Cara franci,
potrei raccontarti il mio capodanno in piazza Vittorio, Torino illuminata, i fuochi artificiali, le bancarelle... potrei raccontartela perché questa è la versione ufficiale della mia notte di San Silvestro, ma a te vorrei dire quella vera. Perché ti voglio bene, perché sei un'amica, perché mi fido si te e vorrei che riuscissimo a condividere sia le cose belle sia quelle brutte, così, come viene, con naturalezza.
La versione non ufficiale è che alla festa in piazza non ci siamo andati abbiamo passato due giorni così, insieme, a casa. Abbiamo cucinato (ho in realtà cucinato), mangiato, fatto l'amore, molte coccole, parlato tanto, dormito poco, cucinato, mangiato..... uniche varianti: abbiamo visto “500giorni insieme” che riguarderò con te e fatto una passeggiata al parco oggi pomeriggio, prima di prendere il treno, perché Torino era bella, era fredda, le montagne piene di neve e il cielo pulito dal vento.
Sono stati due giorni magici, ho ricaricato le batterie, avevo paura di non sentirmi a mio agio, che fosse difficile passare tanto tempo insieme, invece non sarei più venuta via.
E' stato tutto molto bello, naturale, come se ci conoscessimo da molto più tempo, abbiamo parlato tanto, il tempo e ci è servito. Il tuo messaggio in cui mi auguravi due giorni di meritato riposo è stato calzante, il tempo si è fermato, ritorno al mondo reale. Prima però vado a recuperare le mille ore di sonno arretrato che ho accumulato in questi giorni...
ti voglio bene
buona notte
Arianna

Questo l'inizio. Una versione non ufficiale.
Quanto vorrei trovare una versione non ufficiale anche per la fine.
Invece c'è solo la versione ufficiale.
Tu lì, io qui.

Eppure sono ancora qui. Nonostante tutto e per quel che vale.

“Sono qui per l'amore, e per tutto il rumore che vuoi
E i brandelli di cielo che dipendono solo da noi,
per quel po' di sollievo che ti strappano dall'ombelico,
per gli occhiali buttati, per l'orgoglio spedito,
con la sponda di ghiaia che alla prima alluvione va giù..
ed un nome e cognome che comunque resiste di più.

Sono qui per l'amore per riempire col secchio il tuo mare, con la barca di carta, che non vuole affondare. “

Ligabue

sono qui per l'amore

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Di quel 9 dicembre ricordo un cappuccino completamente sbrodolato sul tavolo.
"Pat, ma che hai combinato?"
E noi in coro: "Guarda che sei stato tu".
E quella risata sonora, inconfondibile.
Quella di un bambino che sa di aver fatto una marachella.
Non c'era scampo, con due donne.

Nemmeno quando eravamo stretti intorno a quel tavolo tondo che occupava i 3/4 della cucina.
Per aprire il frigo Fabio doveva contorcersi.
Per aprire la lavastoviglie mi spostavo io.
Per aprire il forno toccava a te.
Per non parlare di quando eravamo in quattro e giocavamo ad incastrarci che nemmeno a Tetris.
Ma noi quella casa l'abbiamo scelta per il bagno. Fighissimo. Mica per altro.
Senza sapere ancora che i nostri uomini non ci sarebbero stati su... equilibri precari.

Siamo qui insieme, per l'amore, per quello che ci ha insegnato.
Per quello che porteremo nel cuore o tatuato sulla pelle.
La serendipità di incontrarsi su un treno.
Di conoscersi in biblioteca.
Di innamorarsi poco a poco.

A questo punto,dopo averti letta per tutti questi giorni,voglio esprimerti il mio pensiero. Le cose che scrivi sono descrittive e struggenti,hanno la forza della vita la forza dirompente del cuore.
Parli di voi,fai vivere e condividere l'amore,quell'amore che molti perdono,quello che viene spesso sbranato dal tempo.
Credo nel vostro Amore e so' che terrai Fabio nel tui cuore,questo
ti aiutera' ad esprimere quella bellezza che avreste costruito insieme.
Conosco quasi tutti i luoghi che descrivi ed è bello rivederli atrraverso la tua penna.
Sono di Torino e frequento Rimini dalla nascita. Adoro la mia citta' ma quando sono a Rimini so' di essere a casa,mi sento protetto ed è sorprendente. Il tuo dolore è grande ed io sono impotente.
Ho sentito la tua voce quella mattina assolata in quella Chiesa,brava Arianna hai illuminato il vostro Amore. Non conoscevo Fabio ( purtroppo )
ma dalle cose che stai scrivendo comprendo la tua disperazione. Non esalti solo gli aspetti positivi ma tanti particolari che mi dicono quanto fosse bello attraversare la vita lui.
Il tuo dolore è grande e grande anche quello di sua Mamma e suo Papa',tanto grande da strizzare il cuore,da non credere. La prima volta che l'hai sentito piangere,la prima volta che ti ha chiamato,il primo bagnetto,le risate insieme,il primo giorno di scuola,la sua manina calda e non voglio andare avanti. Suo Papa' è una persona modesta,rispettosa e non si è mai vantato di quel figlio che gli ha dato tante soddisfazioni. é ammirevole vorrei tanto essere,per i miei figli, cio' che lui è stato,
cio' che lui è per loro. Credo ci sia l'impegno e l'amore dei suoi genitori dietro cio' che Fabio era,dietro il piacere di averlo avuto accanto per tre anni.

è tempo di saluti Arianna,mi affatica l'impossibilita' di ridarvi quel 'Tanto'

Noi siamo sempre la somma non visibile delle persone che ci hanno cresciuto, amato e di quelle che sono state con noi per un po' di tempo. Che ci hanno accompagnato e poi lasciato andare. Per questo penso che Fabio sarà una parte grande della somma invisibile di me stessa. Grazie per avere scritto. Arianna

Grazie per tutto quello che scrivi....!!!

in questi gg arrivando al fondo dei tuoi blog...
spesso mi è mancata la forza di commentare...

La profondità delle tue parole ...
L'intensità dei ricordi...
Sono l'energia che ci farà guardare avanti...
Tutti insieme..
con Fabio sempre al nostro fianco..

grazie Arianna.. a presto
un abbraccio ermanno

A molto presto. Arianna