PENSIERI SFUSI

O FUSI DA VENTI ORE DI TRENITALIA

“C’è una difficoltà nel rendersi conto che il nostro comportamento è molto complesso, che il cervello è fatto di tante componenti. E c’è una difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la possibilità di un rovesciamento. Forse io sono una innata ottimista ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva.”
Rita Levi Montalcini

Stamattina non volevo alzarmi.
Volevo aspettare che tu tornassi.
Per quanto fosse ovvio che tu non saresti tornato.
Ho avuto una nottata piena di incubi. E piena di quell'ultima telefonata, infinite volte, come un'eco.
-Pat sono al Pronto Soccorso del Mauriziano. Vieni qui.
-Si vengo stai tranquillo.
-Si, sto tranquillo. Un bacio.

Stai tranquillo. Quante volte in questi giorni mi sono rimangiata queste due parole imbecilli. Ti avrei dovuto dire il mondo. Ti voglio bene, ti amo, pensa a una cosa bella, sono già lì. Di tutto. Avrei dovuto dirti. Ma non l'ho detto. Ti ho detto: “Stai tranquillo”. E mi sembrano le parole più stupide del mondo.
Il fatto che non potevo sapere non è una consolazione. Mi dico che se ti avessi amato di più, avrei intuito, avrei dovuto saperlo, prima di tutti. L'amore non basta certe volte. L'amore non è mai abbastanza. Mai troppo. Mai troppo forte, per queste cose.
Quella tua telefonata. Il tuo ultimo pensiero per me. Quel pensiero mi traballa nel cuore di giorno e mi riempie di incubi la notte.

Apro gli occhi, allungo una mano. Trovo solo Siku.
Decido per una passeggiata al mare, ma tutto è avvolto nella nebbia. Non so che fare. Certe volte non so proprio cosa fare. Forse è la stanchezza di questi due viaggi messi insieme che mi annebbia il cervello. Nebbia dentro, nebbia fuori.

SIKU: Facciamo chiarezza?
É un trudi orso polare togli tristezza. Me l'ha regalato Fabio quando ha iniziato a trasferirsi nella casa nuova. Non c'era il frigorifero, ma Siku c'era.
Io l'anno scorso mi ero assolutamente innamorata di un orsetto, Siku, appunto di cui girava il video su youtube. Un dolcissimo orsetto abbandonato dalla mamma e allevato in un centro come fosse un bambino.
Mentre preparavo la tesi, quando studiavo o nei momenti di sconforto, andavo a rivedermi quel minuto e mezzo di video su youtube e mi brillavano gli occhi.
Fabio oltre a prendermi in giro (fase 1) si era lasciato convincere che era una cosa troppo dolce (fase 2) e mi aveva promesso un nuovo trudino per la casa nuova.
Un giorno alle Gru l'abbiamo visto in vetrina e ce lo siamo portato a casa, Siku, il mio.
Sognavamo di portarci a casa un Pastore Tedesco prima o poi. Ma per il momento andava bene così.
Siku bello lo chiamavo io, perché me lo coccolavo quando Fabio faceva l'orso (non polare, proprio il grizzly cattivo), considerando degni di attenzione solo il suo forum, il suo sito e il suo pc.
Siku brutto, lo chiamava Fabio, perché, diceva, che era assurdo che lui, uomo quasi sulla trentina, dovesse dividere il suo letto, la sua pat e le sue coccole (cioè le mie) con un cacchio di orso peluche.

-Te lo sventro, Siku.
-Ma me lo hai regalato tu.
-Mi hai costretto.
-Non è vero.
-Tanto non gli vuoi bene nemmeno tu, al mattino è sempre per terra.
-Mica lo lancio giù apposta.
-Molla Siku.
-Perchè.
-Perchè lo sai. Non voglio un Siku brutto tra i piedi nel mentre.
E me lo lanciava fuori dal letto. Poi io lo riprendevo prima di dormire, Sikubello.

sikudolce

Ho fatto un giro a Miramare. Unico negozio per perdere tempo: l'Erboristeria. Ho recuperato il mio profumo all'Iris. Ce n'era solo una confezione. L'aveva riportata indietro dieci minuti prima una signora che l'aveva ricevuta per regalo a Natale. Aveva deciso di cambiarla con l'acqua di profumo al Frutto della Passione. Oserei dire: De gustibus non disputandum est, ma quel profumo dolciastro la passione te la fa andare a ramengo, in ogni caso, grazie mille.

Sulla panchina di via Oliveti,(Corso Vittorio Emanuele di Milano spostato in una località balneare oggi fantasma), c'era il padrone di un albergo poco lontano da casa mia. I miei lo conoscono da sempre e da sempre l'hanno etichettato come un “ignorante, zotico, maleducato”. Per vari motivi, tra cui perché non saluta. Non saluta, non c'è verso e d'estate lo vediamo praticamente tutti i giorni transitare in bicicletta. E tutti i giorni ci auguriamo che, va be, lasciamo perdere.
Comunque, quando io non ero ancora nata, mia zia si era ritrovata un topino in casa. Mio zio e mio babbo l'avevano catturato e smollato ovviamente nel cortile dell'albergo di sto tipo.
Questa cosa da bambina mi faceva morire dal ridere. Me l'ero fatta raccontare un sacco di volte.
Poi oggi l'ho visto su quella panchina, parlava con un altro:
-Poveraccio, l'hanno devastato. L'hanno accusato, l'hanno distrutto. Io sarei morto al posto suo. Invece no, lui è tornato, e con una gnocca da paura.

Non voglio mettere il nome della persona di cui parlava qui, perché questo blog è troppo pieno di amore e tenerezza per rovinarlo.
Però. Mi è tornata in mente la storia dei topi. E penso che avrebbero dovuto mettergliene un esercito, di topi, nell'albergo.
E stiamo certi che a Miramare un pifferaio magico non si trova manco per sbaglio in agosto. Al massimo una comitiva di Olandesi ubriachi che coi topi non saprebbero bene cosa farci.
Finito il mio giro a Miramare sono tornata a casa.

Il gatto, Arturo, si aggira lamentoso. Mi guarda, viene in braccio, poi va via.
Sono stanca dei viaggi della settimana. L'ho già detto, sto invecchiando.
Svuotata da questo dolore che scava. Se mi facessero un ecografia ora penso che non vedrebbero niente. Nessun organo, solo acqua. Solo onde.

La verità che mi sento dire e che mi fa arrabbiare tantissimo non è che tu non ci sei più.
Questo è un dato di fatto. La verità più dura e terribile è che nessun altro sarà mai te. O come te.
Me lo dico da sola tutti giorni. La verità dell'Oltre è questa: che tu non ci sarai.
Me la dico io e me l'ha scritto una persona che ha imparato a conoscermi meglio leggendo queste pagine di blog. Nessuno sarà mai te. Questa è la cosa più brutta del mondo. La mia cosa più brutta del mondo.
Questo è quello a cui si fa fatica a sopravvivere. E dopo essere sopravvissuti, a vivere ancora. Perché sopravvivere a 25 anni non basta. Non può bastare. Non mi deve bastare.
Devo ficcarmelo bene in testa perché ogni due per tre me lo dimentico.
Troverò altre cose belle? Questa è la domanda. Non sarai tu. Non avranno occhi blu. Sarà quel che sarà e quel che ora non mi importa. Mi importa solo di te adesso. Tu sei quell'oltre che devo sorpassare e non voglio. Non ancora. Troppo presto, fa troppo male. Preferisco la risacca dolce dei tuoi ricordi, della tua voce, delle tue frasi.
L'onda che si ritira dalla battigia. Io sono dove rimane il bagnato. Dove rimangono pezzi di conchiglie da raccogliere. Io sono lì. Oppure nella burrasca più tremenda dei pianti e delle urla dove si cerca solo di non annegare. Solo questo.

“Finchè piangi chiami ancora la vita, piangere significa cavalcare l'onda”, mi ha scritto un'amica in una mail.
Ho riletto e riletto queste parole. La surfista a quanto pare sono io. Ora sono io.
E l'onda è il dolore che sento e che purtroppo va cavalcato, diluito, coccolato. Lui non può annegare con me, non si soffoca in un pugno di sabbia. Perché lì dentro ci sei anche tu. E mi sei già scivolato troppo presto via dalle dita senza poterti afferrare una volta. Questo dolore immenso va abitato da me e da te che sei con me. La verità sui morti e su chi li tiene in vita penso sia questa.

Ti sarebbe piaciuta questa mail, da una persona che forse hai conosciuto solo dai miei racconti, così come lei ha conosciuto te dai miei. Ma questo mare che tutto stringe e accomuna, questa burrasca che i cuori smuove, questa, chi l'ha conosciuta, non la scorda più.
Ci sono poche persone che restituiscono parole alle mie parole. Parole che non invadono, ma da cui si ha un ritorno di senso, in briciole. Quel senso che ora non c'è. O si nasconde. Quel senso che mi chiedo se lo troverò mai. Un senso capriccioso come un bambino. Che se lo trovassi prima di pensarci su lo ammazzerei.

Mi viene in mente mio babbo un giorno che mi agitavo di contentezza perché avevamo preso la canoa per fare un giro del lago di Orta. Io mi agitavo e la canoa ondeggiava:
-Se cadi, ti meno.
Mi aveva detto mio babbo.
-Anzi prima ti salvo poi ti meno.

Ecco se troverò mai un senso a tutto questo. Se mai sarò felice. Se mai ci sarà un Oltre dopo di te e con te. Ecco se mai troverò un senso, farò così anche io. Prima lo salvo e poi lo meno.

Ieri mi è successa una cosa.
Uscendo dal dentista, quindi di umore peggiore del solito, ho preso il telefono e ho visto che c'erano due mail.
Nella prima Linkedin mi avvisava che 17 dei miei collegamenti avevano cambiato lavoro, ok, chissenefrega. L'altra era di una certa V. 86.
Ho subito pensato fosse una mail dove ti offrono sesso a pagamento, giochi a tre con te e tuo marito, se per caso la noia si fa sentire, video amatoriali senza veli, solo amicizia (sì come no) e via dicendo.
L'ho aperta ugualmente.
Era una bella mail. Per me. Non offriva notti a luci rosse, ma qualche parola sul mio blog.
Poche frasi, sincere e i complimenti per le mie nuove Superga coi papaveri.
Mi sono messa a piangere come una bambina. Ho dovuto aspettare due minuti prima di rimettermi in macchina perché mi sarei stampata contro un palo in meno di un secondo.
Non era solo dolore. No. Era anche gioia. La gioia discreta di una piccola soddisfazione.

Io e Fabio eravamo nel letto una sera.
Lui rispondeva alle mail di domande varie sul forum degli Arduini, dava consigli e ne riceveva, stava dietro al suo sito.
-Basta lavorare.
-Ma non lavoro. Rispondo. É bello.Mi rilasso. C'è gente che scrive da tutto il mondo.
-Io non ce la farò mai, a scrivere sul sito che mi hai regalato.

Scrivevo e salvavo in un file del PC. Non pubblicavo. Non riuscivo a pensare che cose che sembravano interessare solo me andassero nel mondo, che coinvolgessero altre persone.
Fabio lo sapeva che sarebbe stato così. Lui credeva in me. Lui voleva che scrivessi, per tutti.
Questo era il senso del suo regalo. Farmi uscire dal guscio.

-Pat, ma non devi pensarci. Scrivi e basta. Tu pensi troppo con quella testa bacata.
-Ma poi lo possono leggere tutti?
-Certo che si.
Terrore puro.
-Ma poi è bello, la gente ti scrive.
Mi sembrava la luna.
Poi ieri mi ha scritto V. e mi è sembrata un po' più la terra. Mi è tornata in mente quella frase: “La gente ti scrive”.
Mi è mancato Fabio fino a piegarmi le ginocchia. Dove sei quando mi servi?
Avrei voluto condividere con lui questo momento. Abbracciati nel lettone.
-Sai Fabio, oggi una persona mi ha scritto. Ha scritto a me. Per il mio blog. Mi ha fatto i complimenti.
-Te l'avevo detto. Tu e la tua testa bacata.
Quanto avrei voluto sentire questa frase da te.

Mi hai regalato un blog di cui non sapevo cosa fare. Ora mi serve. Per vivere. Per cavalcare l'onda. É la tavola da surf. E me l'hai data tu.

Oggi vado a fare il tatuaggio.

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Comments

Raccoglieremo giorno per giorno pezzi di conchiglie, di te.
Li metteremo in un barattolo di vetro, che crescerà fino a riempirsi.
Prima o poi, troverai qualcuno che saprà prendere tutti quei pezzi rotti.
Ricomporli.
Liberarli.
Lanciarli in mare.
E sarà di nuovo vita.

Parole non ce ne sono. Solo conchiglie.

questo me l'hanno detto in un periodo brutto della mia vita, e li avrei volentieri mandati a stendere. Ma poi, passata la tempesta, quando il mare è tornato piatto, così piatto che era quasi statico...è arrivata la gioia, prima piccina e poi grande. E così ho ripensato a quelle parole che lì per lì mi avevano fatto arrabbiare. E ho capito che è vero.

Grazie,
grazie perche' attraverso il tuo blog anche noi conosciamo qualcosa di piu' di Fabio. E scrivi, scrivi, scrivi di te e di voi e poi sara' di te, di altri posti, di altri lavori, di altro..........

... Il poi fa solo molta paura. Fabio viaggia con me, per ora e spero per sempre.

Fabio aveva ragione!
Con il tuo diario riesci veramente a trasmettere delle emozioni fortissime, che per ora non riescono a non farmi
piangere.
Non devi smettere di scrivere, fa bene a te e fa bene anche a noi che leggiamo. Figurati che da quando ho scoperto il tuo blog, controllo quassi ogni giorno e se non trovo pubblicato niente ci rimango quasi male.
Sicuramente te l' avranno già detto in tanti di scrivere un libro, dovresti proprio farlo però dovrà avere un lieto fine.

Un abbraccio Paola (cugina di Fabio)

Difficile pensare a un lieto fine... I giorni che non scrivo mi riposo e penso a Fabio tra me e me. Scrivere è un po' stancante e svuotante anche se non sembra. Un abbraccio anche a te. Ci vediamo a Torino.

...ho letto tanto e mi sei piaciuta, mi piace il tuo modo di scrivere con il cuore, un cuore invaso dal dolore ma che trasmette tutta la tua freschezza e tutto il suo amore. In realtà non so bene come iniziare perchè leggo tra le tue righe un dolore devastante ed io mi sento inutile, vorrei lenire la tua sofferenza ma non posso. Ti spiego chi sono: mio marito si chiama Marco e ha un cognome speciale (almeno per me e te): Varesano. Siamo i cugini di Como del padre di Fabio...non ho avuto molte occasioni per conoscerlo, mi ricordo di averlo visto ragazzino durante una visita presso i miei suoceri, ho il ricordo di una famiglia serena molto "per bene", unita e felice...Ti ringrazio per quello che scrivi e per come lo fai, in modo garbato e spontaneo, sei diventata la mia lettura della mattina prima di iniziare le attività della giornata, se scrivessi anche le notizie del giorno, io non comprerei più nemmeno un quotidiano!! Ti confesso che quando leggo piango, sorrido, mi arrabbio per un'ingiustizia così grande, provo infinite sensazioni ma il tuo cuore prevale su ogni cosa, sai di buono...di iris...Un abbraccio (la prossima volta ti parlerò del tempo, del consumismo, ecc. ecc.)

Le notizie del giorno mi nauseano un po' al momento. Per il tempo, qui a Rimini c'è un mare di nebbia. Per il resto grazie e a presto. Se non dal vivo, qui, su queste pagine.

Felice di questa bella epifania... Davvero bella, la tua cosa più bella del mondo. E splendida l'immagine del senso come un bambino capriccioso, da salvare e poi menare. Geniale.

Ci sei anche tu.

Sì, ci sono anche io, c'è anche molto di me. E non solo in questo post...

Quante conchiglie ti meriti. Quanto mare calmo. Quante onde. Quanto sole. Quanto. Questo blog é una delle cose più belle che io abbia mai letto.

Anch'io mi aggiungo alla lista delle lettrici fedeli. Tutte le mattine, sistemata la casa per permetterle di affrontare una nuova giornata, sistemate le lettiere e ciotole delle gatte e prima che quel silenzio mattutino sia rotto dai rumori della vita intorno a me, mi regalo un quarto d'ora per leggerti. Ed è bello leggerti , anche quando ci fai piangere. Oggi niente da leggere di nuovo così sono andata a rileggere “emergenza prenatalizia” e altri scritti per ridere e piangere.
Un abbraccio