BRINDISI TRISTE. BUON 2013.

Oggi uno zio mi ha scritto che le persone che abbiamo amato c'erano prima di incontrarci e ci saranno anche dopo che se ne saranno andate. Penso che sia vero. Troppo vero e troppo doloroso.
Nulla scorre, tutto sta. Il panta rei non esiste.
Imparo ogni giorno a farti spazio. Vorrei farti vivere dentro di me. Mi sembra di sentirti mentre mi rimproveri perchè non mangio, perchè piango, perchè faccio i capricci come se avessi due anni.
Mi dispiace, non mi viene di meglio. Mi sento fragile, piagnucolosa, a tratti tirannica, come se l'affetto degli altri mi fosse dovuto per ricompensare la mia perdita.
Invece niente è dovuto.
Mi chiedo tu come avresti reagito alla mia assenza. Mi chiedo quanto male ti avrei fatto. Troppo male. Mi sento una persona cattiva, al solo pensiero. Una parca che taglia i fili delle vite altrui.
Guardo una foto che ho scattato ieri al mare. Tutto azzurro con una barca a vela all'orizzonte. Mi chiedo dove sei in tutto questo mare. Dove sei?
Non ci sei. Risposta semplice. Dato di fatto.

Ti saresti comunque incazzato a bestia in tutta questa calma piatta. Avevi detto che saresti sceso con la muta nuova e con le vele, a dicembre, sarebbero potute esserci onde pure a Rimini. Invece non vola una piuma. Il mare è piatto, chiaro.
Per fortuna è sempre il solito mar Adriatico beige-grigiastro. Sarebbe romantico poter dire che è azzurro come i tuoi occhi. Per quello dovrei fare una gita in Sardegna.

Oggi è stata una brutta giornata. Brutta da morire. Non ho chiamato tua mamma perché non avevo niente di bello da raccontarle, ho cercato tutto il giorno qualcosa da raccontarle, uno scacciapensieri, qualsiasi cosa. Questa notte vado a caccia per lei. A caccia di un pensiero felice per il 2013. La tristezza è come un'onda, poi c'è la risacca. Una stanchezza fredda, a cui non bisogna lasciarsi andare.

Abbiamo appena stappato le bottiglie, acceso le stelline, mi sono venute le lacrime.
L'unico mio pensiero era per te. Ho sempre odiato il capodanno e quest'anno posso addossarti la colpa di questa angoscia cosmica che mi prende il 31 e non se ne va. L'anno nuovo mi sembra sempre minaccioso. Questo 2013, più minaccioso che mai.
Penso al completo di Intimissimi che ho comprato due anni fa per te. Mutande e reggiseno rossi di seta. Troppo sexy per me. Per il nostro primo capodanno insieme a Rimini. Ti avevo stupito, mi sentivo carina. Abbiamo fatto l'amore sul divano. Poi siamo andati in spiaggia a sparare i botti, petardi da quattro soldi come due bambini scemi. Mi ricordo la tua faccia di quando li avevi visti al Tabacchi vicino a casa. Ti eri illuminato. I petardi! Compriamoli! Di solito ero io quella delle bambinate.

Nel pomeriggio ho fatto un giro in centro. Fallimentare. Sono tornata a casa disfatta. Ho messo la musica. Ho cantato sotto la doccia, ho pianto. Poi mi sono vestita, un vestito semplice, collant colorati. Mi hanno pettinata, truccata. In testa sempre te. Tutto per te. Mi sentivo una statua di cera a cui si cerca di dare sembianze umane. Dopo il brindisi ho tolto via tutto.
Mia zia Lena però, mi raccontava mia mamma, diceva che era proprio nei momenti tristi che bisognava sforzarsi di essere belle per se stesse. Quando sua sorella si è buttata giù dalla finestra, si è guardata allo specchio, si è truccata da cima a fondo ed è uscita. Bella come sempre, solida, le spalle al posto giusto, via dalla orecchie, il seno abbondante proteso all'infuori. La vita che continua, comunque. Anche se non vogliamo, anche se ci opponiamo.
Io me ne sto con le spalle incassate nel collo, certi giorni sembro un mollusco. Mi sono truccata di nero. Al brindisi mi è venuto da piangere e il trucco si è sbavato.

Cerco di immaginarmi una notte ancora accucciata a te, solo più una notte come dicono i piemontesi. Solo più una. Una notte con te che ti sposti e io che mi avvicino perchè ho freddo.
E tu che ti sposti perchè hai caldo. Una guerra di trincea. Ti facevo caldo quando c'ero, ma poi accusavi il freddo della mia assenza. Del mio corpo fuori dall'orbita del tuo.
“Pat, mi butti sempre in un angolo! Porca miseria”.
“Io voglio stare abbracciata a te e tu ti sposti! Perchè io ti voglio bene e tu no”.
“Non è vero. È perchè mi fai caldo, sei una stufetta”.
Poi però quando aprivi gli occhi e io non c'ero mi chiamavi. “Pat dove sei?”
“Qui in cucina”.
“Freddino!”.
Allora correvo da te. E mi accozzavo, come dicevi tu. Una cozza felice! Che belle quelle mattine. Anche se finivano sempre che mi arrabbiavo perché non riuscivo a combinare un tubo di niente.
Mi hai insegnato tu a prendermi il tempo appena sveglia. A non schizzare fuori dal letto. A stare con te.

Ieri è morta Rita Levi Montalcini. La prima cosa che ho pensato è che non me ne fregava niente. Che aveva 103 anni e tu 28. Non c'era paragone. Era un'ingiustizia. Poi invece ci ho ripensato: sono sempre stata sensibile al fascino un po' antico di questa donna, ai suoi capelli quasi azzurri, al suo sorriso sereno, la serenità di chi ha sofferto stampata in fronte. Di chi non ha dato nulla per scontato. Di chi ha combattuto.
La sua frase più bella rimane questa: “Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita.”.
È vero. Fa tutto schifo qui oggi. Non ho raccimolato nemmeno un pensiero felice per i tuoi genitori, eppure devo trovarla questa vita da aggiungere ai miei giorni. Questa vita che parla di te, che era con te. Ti ritrovo dentro di me, ti faccio spazio come a un nuovo organo che pulsa forte mentre i miei sono tutti fiacchi. Li sento cedere giorno dopo giorno.

Stasera dormiamo in tre nel lettone e Michi ai piedi del letto, sul materasso. Ci siamo fatti una risata. Avresti disapprovato. Un uomo con tre donne a disposizione e che rimane ai piedi del letto? Gli avresti detto “Michi sei proprio gay!”. Secondo te avrebbe dovuto saltarci addosso vero? Quando gli ricapita l'occasione?
Tre donne in un letto mezze addormentate. E tutte e tre con le mutande rosse di Capodanno. Ti sei sempre rifiutato di assecondare questa usanza un po' terronica.
Io non credo più che portano fortuna, non le avrei comprate quest'anno, poi me le hanno regalate e le ho messe lo stesso. Sono pure una S, penso che verrà il momento in cui ci scoppierò dentro. “Morta la notte di capodanno per blocco circolatorio dovuto a mutande strette." Un bel titolo per i giornali di gossip riminese.
Se invece ci fossi ancora ti saresti ingelosito a morte di questa nottata promiscua. Ma se ci fossi ancora la nottata promiscua non ci sarebbe stata. Ci saresti stato tu.
Però mi fa ridere pensarti geloso ovunque tu sia.
"Fabio, sei gelosetto?"
"Certo che sì. Tu e tutti i tuoi amichetti...".
È un pensiero che mi fa tenerezza.
La tenerezza di cui ho bisogno per lasciarti andare.
Per ora comunque, la gelosia è infondata. Senza motivo. Stai tranquillo, ovunque tu sia. Io penso sempre solo a te.

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arianna,cara, ogni giorno, quando mi sveglio, penso a come ti svegli tu.ho tue notizie da tua zia. ti so circondata da giovani amici che cercano in qualche modo di aiutarti standoti vicini e che conoscono meglio di noi (ormai oltre la maturità) le parole ed i modi per assopire il dolore.nella grande mancanza che senti bruciare in te, pensa a ciò che il tuo ragazzo vorrebbe che tu facessi con la ricchezza della tua sensibilità, della tua intelligenza, dei tuoi talenti. quello devi fare. un abbraccio. laura.

Lui voleva che scrivessi... E che piangessi un po' di meno. Ti abbraccio forte.