SE MAI SARA' ... SARA' FABIO: PROFUMO DI VIOLA.

Ieri a cena eravamo sei donne e mio babbo. Saresti impazzito. L'abbiamo massacrato. Penso che tu gli sia mancato ieri più che ogni altro giorno. Al babbo. Papà niente, lo sai, qui in Romagna non si dice, poco virile. Tu saresti stato un babbo speciale. L'ho sempre saputo.
L'altro ieri invece ho lasciato Michele con Francesca, Irene e Michela. Noi siamo partiti subito dopo i funerali. Impazzito pure lui. Gli uomini con più di due donne vanno in tilt.
Continuava a dire che se non smettevano di parlargli lui non riusciva a fare la valigia. Sai? Uomo, due cose per volta? Binomio impossibile. Ha detto che ha passato tutto il viaggio a mangiare pane e cioccolata.

Mi alzo la mattina e vorrei telefonarti. La sera chiudo gli occhi e mi manca non addormentarmi con l'orecchio bollente che chiude la telefonata con te.
Penso di fare il tuo numero, poi il tuo cellulare ce l'ho io e mi sembra surreale. Penso alla tua casa vuota. Al tuo telefono accanto al frigorifero staccato. Mi sale l'angoscia, corro a farmi una doccia.
Non avevo imparato il fisso di casa tua nuova, so ancora quello di casa dei tuoi, lo faccio e risponde tua mamma. Una voce amica. Le voglio bene. Ma non sei tu.
Mi manca anche sgridarti perché ti piaceva che ti telefonassi io. Anche a me piaceva che mi chiamassi tu. Lotta impari. Alla fine chiamavo io. E se mentre telefonavi con me ti azzardavi a fare un'altra cosa ti sgamavo subito, immediatamente. Solito discorso, l'uomo due cose in una volta...proprio non le sa fare. Si tradisce in un secondo.
Io, invece mentre parlavamo al telefono la sera, prima di dormire, sfogliavo i libri di ricette, mi tagliavo le unghie, bevevo il latte coi biscotti.
“Lattino!” Ti dicevo, perchè tu non ci sei e ho bisogno di coccole. Pensavo e pensavo che dovevano inventare il teletrasporto. Che volevo abbracciarti e baciarti, attraverso il telefono. Tu ti lavavi sempre i denti perché dicevi che ti facevo compagnia, che non ti piaceva lavarli da solo e poi facevi la pipì! Tanto a casa, la porta del bagno, non la chiudavamo mai.
-Pat si sente che sto facendo la pipì? Eccome se si sentiva sembrava la cascata del Niagara.
A me invece, dopo che avevo rotto le scatole per mezz'ora per cercare un posto per fare pipì ovunque fossimo: centro di Torino, deserto spagnolo o spiaggia portoghese dicevi sempre:
-Tutto lì? Ma che roba è?
La pipì delle donne: due goccine, non te ne sei mai fatto una ragione.

Non mi bastavano mai le telefonate. Tu invece ti scocciavi. “Ma sono 14 minuti che siamo al telefono!” La distanza non aiutava, bisognava stare insieme. E io insieme volevo stare.
Oggi mi basterebbe una telefonata. Mi chiedo dove sei. Cerco di sentirti, ma c'è ancora troppo rumore, troppa gente intorno. Ti vorrei sognare, ma con le gocce che prendo faccio sogni neri, senza immagini.
Saresti già dovuto essere qui a Rimini.
È una bella giornata, fa caldo. Non c'è vento.
Ho comprato dei romanzi leggeri, ma non riesco a leggere niente. Ho la testa troppo impegnata a cercarti. A ricercarti. Non so dove sei.
Vorrei fare un viaggio. Anche piccolo. Che mi portasse da te. Dove sei?

Oggi ho sentito Chiara. Hai sempre detto che saremmo potute andare d'accordo. Ha fatto un quadro per te. Per i tuoi occhi come il mare. Ho sempre pensato che uno dei tuoi quadri stesse bene in casa tua, nella parete azzurra. Non c'è stato tempo. Nemmeno per quello.
Ha detto che me lo regala. Ci siamo date un appuntamento a Torino. Non so quando, spero presto.
Ho voglia di tornare. Fa strano. Ho voglia di tornare tra i ricordi di te.

C'è stata gente oggi. Abbiamo fatto le lasagne, i passatelli, decoupato un mobiletto. Mi è venuto in mente quello di casa tua. Che ne dobbiamo fare?
Dove lo metto? Da me non ci sta. Io che progettavo di allargarmi da te, devo fare spazio indietro.
Ed è come scavarsi dentro.
C'è stata gente, ora si fa sera. Voglio fare una doccia calda e profumata. Ho voglia di piangere un po'.
Sono stata all'erbolario, l'unico negozio decente di Miramare, ci ho portato le mie amiche. Sono vicine, eppure è così difficile anche per loro. Mi tengono come in una giostra. Appena si ferma, crollo, come se mi buttassero giù dal calcinculo del Luna Park. Un tonfo sordo.
E di nuovo, fa male dappertutto.
Ho comprato un profumo alla Viola. Tu che notavi poco certe cose se cambiavo profumo lo notavi subito. Non ero convinta. Poi l'ho comprato lo stesso. Quello all'Iris era finito. Ho messo la confezione vuota nella tua scatola. Ma ti assicuro che è buono. Sa di viola di tolouse. É viola di colore. È dolce. Mi sembra di tradirti cambiando profumo. Lo metto e ti penso. Mi chiedo se ti sarebbe piaciuto. Io non lo so ancora. Senza te mi sembra di non sapere più nulla.
Prima, prima di tutto, prima di te che non ci sei più litigavamo: avrei sempre voluto figlie femmine. Una Maya, l'unico nome su cui non abbiamo mai litigato. Un'altra Iris, perchè era me, la mia bimba, il mio profumo. Tu dicevi che i tuoi spermatozoi avrebbero generato solo maschi, che era l'uomo che decideva tutto. Un nome da maschio, però, facevamo fatica a trovarlo.
Ora, se mai troverò un altro amore. Un altro uomo che sarà capace di convivere con il mio amore per te, vorrei tanto un figlio maschio. Sarà Fabio. Senza dubbio. Fabio come te, senza te.
Fabio per tutta la vita.

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