BACI, TE' E MANCANZE

La mia vita senza te inizia oggi.
Dopo i funerali, dopo i baci della gente e i mi dispiace sinceri che non mi hanno consolata per nulla. Mi sono lavata la faccia, io volevo solo i tuoi di baci. Gli altri no. Ho preferito perdermi negli abbracci. Solo abbracci.
Mi dicevi sempre che baciavi bene perchè ti avevano tolto non so quale nervetto al labbro inferiore. Mi veniva sempre da ridere per questa cosa. E poi sarei stata io a doverlo dire, se baciavi bene o no. Tu, Fabietto, come diceva tua mamma te la sei sempre cantata e suonata da solo.

Baciavi bene perchè mi volevi bene. Altrimenti, per quanti nervetti avessero potuto toglierti da piccolo, non ci sarebbe stata storia.
Ridevi sempre quando mi lamentavo delle vostre abitudini torinesi. Due baci all'arrivo e due baci alla partenza e se sei un gruppo di venti persone: quaranta baci totali. In due ore? Per carità.
Io salutavo con la mano e un bacio da lontano mentre tu facevi il giro di tutti. Romagnola stronzetta, va bene così. A me i baci non li hai mai fatti mancare. “Bacini baciotti” ti dicevo. Tu dicevi “che palle!”. Ma poi me li davi. Ero una drogata di bacetti e ora soffro la crisi di astinenza. Avessi potuto sentire quanti ne ho dati io a te in quel reparto di rianimazione.

Ieri mi hanno trascinato via da Torino. Sono a Rimini. Mi è sembrato un tradimento. Ma lo strappo era necessario. Almeno così mi dicono, senza convincermi. Guardo fuori dalla finestra e c'è il mare. Mi mancano le montagne ora. Forse per non dire che mi manchi tu.
Ho portato la tua scatola. Quella con le tue cose. Occupava un posto in macchina. Io e mia mamma ci siamo fatte strette strette per non rovinarla.

Mi manchi e piango, mi sembra che sia diventato il mio sport preferito di questi giorni. E più piango più viene da piangere più mi viene da strozzare quelli che mi dicono di smettere di piangere, e poi mi viene da piangere perché sono antipatica con le persone che mi vogliono far stare solo meglio dicendomi di smettere di piangere.
Un circolo mortale. Mi sento un buco nello stomaco che arriva fino al cervello. Un trapano.

Eppure devo andare avanti. Così sembra. Avanti a gonfie vele. Le tue, vele.
Forse mi farò un tatuaggio.

Questo non voleva essere un blog triste né strappalacrime. Chiedo scusa. Di lacrime ne ho già tante io. E le ho già strappate al Dottor Fantes della Rianimazione, a sua moglie, a due o tre infermieri, a Don Agostino e anche ai ragazzi che portano le bare alla cerimonia del commiato.
No.
Qui no. O magari solo un po'. Lacrime e sorrisi.

La mia vita senza te inizia oggi ed è durissima. È come scalare una montagna in sedia a rotelle. Non ho gambe. Fiato manco a parlarne.
C'è un sole bello. E il cielo blu. Blu come i tuoi occhi. Un po' da cinese ma blu. L'altro giorno in ospedale guardavo tuo zio Franco, non è che ti ha fatto lui? E poi quell'espressione particolare, tra il buono, il dolce e il pazzerello... Andrò a informarmi da tuo zio, per sicurezza.

Problemi pratici della tua assenza: mi vanno giù tutti i pantaloni. Anche la tuta che si stringe.
E sei stato proprio tu a dirmi che ero cicciotta in questo periodo e che mi ci voleva un'influenza per tornare in forma.
“Massì, pat, una di quelle influenze vomitose dove perdi sei kili in tre giorni”. Ovviamente ti avevo dato dell'ignorante e insensibile. Mi ero pure messa a piangere.
È vero anche che io, te e Maela entro il 15 dicembre ci eravamo già mangiati tre Pandori Bauli, con l'aiuto sleccazzante di Minta che a quanto pare va matta per lo zucchero a velo.
Ma per fortuna che ce li siamo mangiati prima quei pandori, che un po' di Natale l'hai fatto anche tu. Ne avevi voglia quest'anno. É stata un po' una fregatura.
Però, mi sarebbe bastata un'influenza.

Ora non scende più nulla, e l'influenza non ce l'ho proprio.
L'unica cosa che mi ha un po' entusiasmato sono stati gli struffoli che ho trovato a casa di tua mamma. A te avrebbero smagonato. Sono palle di pasta dolce fritte e ammollate nel miele. Quelli sì mi sono piaciuti. Tu avresti fatto una faccia storta ricordandomi dove sarebbero andati a finire tutti quegli struffoli.
In questi giorni ho bevuto tè. Tanto tè. Solo quello. Ho la pelle bella che potrei fare la pubblicità di qualche crema antibrufoli. Se non fosse che il colore che non c'è parla della tua assenza. Di te che non ci sei. Che mi scavi e mi sbiadisci.
Le mie amiche mi hanno regalato: biscotti canestrelli, biscotti fatti dalla nonna, biscotti altromercato, te nero, tisana della simpatia. Sono le mie amichette, le conoscevi bene. Sono corse da ogni parte d'Italia per me, che però voglio solo te. Una fregatura anche per loro insomma.

Mi verrà il diabete, se continuo così. E diventerò brutta. Un po' lo sono già. Mi guardo allo specchio e non sembro nemmeno io.
E poi l'hai sempre detto anche tu che quando dimagrisco mi spariscono le tette e allora, per carità, meglio tenermi cicciotta. Quante cose mi hai detto. Alcune troppo sceme per non riderci su anche adesso in tutta questa tristezza.
Mi viene da ridere quanto ti penso. “A torino le donne sono tutte senza tette, ma io ho trovato la romagnola”. Puro orgoglio maschile. Quanto ti ho amato. Quanto.
E quanto sono diventata rossa quando, davanti a me, hai fatto ripetere a tua mamma il tuo racconto a lei di me la prima volta che ci siamo parlati in biblioteca: “Ho conosciuto una ragazza di Rimini, ha due tette da paura”. Divento rossa anche adesso se ci penso. Una spontaneità disarmante, imbarazzante a tratti, questo eri tu.

Vorrei fare una corsa al mare, ma ho male dappertutto. Tutto questo tè ai muscoli non arriva.
Mi fanno male le falangi della dita della mani, le articolazioni della ginocchia. Mi sono alzata questa mattina che mi sembrava di avere fatto a botte. Invece no.
Non mangio perché non ho fame.
Perché le cose che mi andrebbero sono quelle che mangiavo con te e ora non mi vanno più. E le altre non mi piacciono.
Potrei dire che sono giorni che non mangio e non dormo, farebbe molto Jane Austen o Emily Bronte.
Invece dormo, perchè prendo 30 gocce di non so cosa che mi ha preso la mia amica Michela in farmacia. Laureata a luglio, ha il cartellino da medico che apre le porte a tutte le farmacie. Mi avrebbe dato anche una dose di morfina per farmi soffrire di meno. Tu non avresti approvato, ma io l'avrei presa.
Ho sentito tua mamma per telefono è troppo dolce: Mangia, mangia!
Mi avrebbe rinsavito con una bella fettina di cavallo, o di coniglio con le orecchie.
Le ho detto che sembrava sua suocera, la nonna Teresa, però le manca la cadenza di Corato che fa suonare la frase più: Mancia! E più cattiva. Come fosse questione di vita o di morte.
Forse lo è. Forse no. Non lo so più. Mi basta bere per adesso.
Mi scrivono per continuare i tuoi progetti. Lo farò. Ma prima devo mangiare. Devo assicurarmi che non mi sia venuto il diabete, devo svegliarmi e riuscire a scendere del letto senza che nessuno mi ci trascini.
Prima devo rimettermi in piedi. Poi qualsiasi cosa. Per te qualsiasi cosa.

Problema pratico numero due: Impallerò questo sito e non sarò più capace a rimetterlo a posto.
Problema pratico numero tre: il tuo cellulare ha lo schermo rotto da mesi, da quanto con la mano unta l'hai fatto partire sul pavimento della mensa dell'università: da qualche parte a casa tua c'è uno schermo cinese di rimpiazzo. Chi lo rimpiazza?

Problema non pratico: come si vive senza chi si ama? Male. Quindi non chiedetemi come sto.
Chiamatemi se volete per farmi compagnia, ma portate il discorso su qualcosa di banale eppure così efficacie: il tempo atmosferico ad esempio, o il consumismo durante le feste di Natale, o che i saldi dei primi di gennaio in realtà sono finti e che i pandori fanno ingrassare. Vi ho dato abbastanza spunti.
Ora vado a fare non so bene che cosa. Il mio gatto mi guarda truce. Ho voglia di tirargli la coda.

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Comments

Carissima,

perdonami se non ti chiamerò ma io al telefono con le banalità sono un disastro, non riesco a farci su una conversazione, però questo non significa che non ti pensi! Facciamo che piuttosto ti scrivo qui e ti racconto della piccola. Ecco le ultime:
Aurora si è poi effettivamente un po' ammalata, quel giorno che sei passata a trovarci, nel pomeriggio aveva 38 di febbre, per non parlare della tosse, ma fortunatamente l'antiinfiammatorio sta facendo il suo effetto e ora sta molto meglio... intanto la malattia le ha assicurato due giorni in più a casa con le coccole della mamma e lei ha pensato bene di approfittarne fino in fondo tenendomi sveglia, quella sera lì, fino a mezzanotte e mezza, urlando ogni volta che provavo ad allontanarmi dal suo letto (dalle undici, dopo tanto di bagno rilassante chiesto da lei...) fino alle lacrime più disperate se tentavo - vanamente - di resisterle. Oggi, posso dire fortunatamente, almeno per il lavoro che ho da fare, è partita per Santhià sulla macchina del nonno. Altra valanga di coccole e vizi garantiti dai nonni fino al 1° gennaio, quando, di ritorno a Torino dopo cotanta assenza ripartiranno a pioggia quelli dei genitori.
In compenso, si fa amare alla grande. Ti racconto questo dialogo di stamattina, in bagno.
Aurora: "Ti voglio bene mamma!"
Io: "Ti voglio bene anch'io Aurora"
Aurora (con tono risentito, come quando protesta): "No, ti voglio bene prima io lo stesso!"
Mia pausa di meraviglia e stupore.
Io: "Ah beh... allora grazie... va bene così?"
Aurora fa gentilmente un cenno di assenso.
...
Insomma, che intuisca a modo suo la logica del dono, propria dell'amore, come necessariamente indipendente e autonoma dalla logica dello scambio non può che lasciarmi atterrita ed entusiasta della sua genialità, se posso chiamarla così. Poi certo, detta così è sparata un po' alta, c'è anche una lettura più bassa, legata al suo egocentrismo senza limiti alcuni, ma chissà che non siano un po' vere entrambe...
Intanto ti abbraccio (niente baci, giuro!),
Daria

perdonami, ma nel commento precedente ho dimenticato di inserire i miei dati ed è uscito un orrendo "anonimo", farò più attenzione, accidenti, ora non si può ritornare indietro... uff!!

Parlare di Aurora è sempre un buon argomento di conversazione MAI banale.
Mi ha fatto tanto piacere vederla quella mattina. I bambini... sono tra le cose belle del mondo e Aurora è speciale, mi ha strappato un po' di sorrisi e sinceramente quando ha detto "non ho voglia" tra un po' cadevo dalla sedia. Che baby sitter sciagurata!

Questa poesia ha aiutato me nei momenti più difficili, spero che possa farlo anche con te... Un giorno, ricomincerà la vita, senza occhi, senza parole, senza pensiero.

“Il raggio è riempito di miele
i tuoi occhi son pieni di sole.
I tuoi occhi, mia rosa, saranno cenere
domani, e il miele continuerà
a riempire altri raggi. Non mi fermo a rimpiangere i giorni passati
- salvo una certa notte d’estate –
e anche l’ultima luce dei miei occhi azzurri
ti annuncerà lieti giorni futuri.
Un giorno, madre natura dirà: “Mia creatura
hai già riso, hai già pianto abbastanza”.
E di nuovo, immensa
sconfinata, ricomincerà
la vita, senza occhi, senza parola, senza
pensiero…
N. Hikmet”