EMERGENZA PRENATALIZIA

A casa nostra (nostra cioè mia e di Maela, due under 30 con un raro istinto al casino incontratesi per la prima volta in una Torino rovente di fine agosto e unitesi in una pacifica convivenza) è pieno stato di emergenza.

Natale già di per sé è un mezzo cataclisma per chi vive fuori di casa e, in quell'occasione, se non vuole essere diseredato, ci deve tornare. Ci vuole un'organizzazione feroce per chiudere la casa due settimane, che contrasta con lo stato baldanzoso e sognante che le feste mettono addosso. O forse lo stato è semplicemente agonizzante causa binomio dicembrino freddo più stanchezza, ma suvvia, siamo romantici!

Il frigorifero va svuotato. Lo stesso frigorifero, vuoto in pratica dieci mesi all'anno si ritrova, sotto Natale, improvvisamente pieno e bisogna inventare cene fantasiose e abbinamenti poco probabili per fare fuori gli avanzi prima della partenza. Spinaci al curry, salmone affumicato avvoltolato in un taleggio molto blu, parmigiano con le marmellate e magari anche con l'harissa piccante, frittate di dodici uova sei delle quali scadute. Questo è il pre-Natale.
La casa va, andrebbe, insomma, le buone intenzioni ci sono, ma non sempre portano a un risultato, pulita. Ma nessuno ha mai tempo. Il tempo a dicembre stringe sempre. Verso febbraio poi si dilata, con la luce del giorno che aumenta. Ma per ora niente da fare, tempo: poco.

Sbrigata in scioltezza la questione casa: se riusciamo a pulirla bene, se no resta sporca, rimane da risolvere il grande quesito del 2012: chi si piglia la gatta?

Mia mamma ha detto che se le porto un altro gatto oltre al già dannatissimo Arturo lo butta giù dal terrazzo. Ovviamente non è vero. Non è vero nemmeno che a Natale sono tutti più buoni. Arturo a Natale vede le sue quotazioni in famiglia notevolmente in ribasso perché butta giù le palle dall'albero di Natale e le rotola ovunque. Mia mamma, da parte sua, che dopo cinque anni di convivenza felina, ha imparato quasi ad accettarlo, assiste alla ricomparsa del suo istinto naturale represso per amore del marito e delle figlie di silurarlo fuori di casa con un calcio e lì lasciarlo.

Inoltre il viaggio con Minta sarebbe problematico: cinque ore di Trenitalia cambiando a Bologna con valigia (valigie, probabilmente), pc, pandori, pacchi di Natale... Ci manca solo la gatta che miagola e va in iperventilazione buttando la lingua di fuori come stesse per collassare da un momento all'altro: no grazie.
Per mio babbo, ovviamente, non ci sarebbe nessun problema ad ospitare il gatto numero due.
Tanto Artù entro la Vigilia avrà già provveduto, senza l'aiuto di nessuno, a buttare giù metà delle palline (non distinguendo affatto quelle della Conad da quelle slave di cristallo) e ad accoppare un paio di statuette Thun del presepe.
(Il presepe normale è stato abolito da un pezzo causa furti ripetuti di pecore).

La gatta probabilmente se la piglia Maela che tanto ne ha già due e deve scendere solo con la valigia, lo zaino, pacchi e pacchetti, un trombone altro quanto lei e quest'anno, tombolissima, ha vinto anche una gatta. Che fortuna!

Lo scorso week end io ero a Rimini e Maela a Madrid. Le settimane precedenti erano state a dir poco concitate: i panni bianchi da lavare alloggiavano nel secchio in terrazza congelati da almeno due settimane e i colorati montavano rabbiosi nelle loro ceste. Le camere erano abbastanza pulite, ma in disordine.

La gatta, rimasta da sola 36 ore, ha deciso di disseminare tipo Pollicino crocchette multicolor in giro per tutta casa e buttare giù la piantina sopra il frigorifero facendo in modo che all'apertura del freezer metà della terra ci finisse dentro restando come dire, surgelata.
L'altra metà della terra è finita per terra e nonostante io l'abbia raccolta appena varcata la soglia di casa, Minta ci aveva già sgambettato dentro un bel po' prima di passeggiare beata sul mio copripiumino “ei fu bianco” e stravaccarsi sul letto.
Inoltre in camera erano stati sventrati e divelti rispettivamente il mio cassetto delle cose di lana e il cassetto di Maela di calze, mutande e simili. Le calze, indumento particolarmente amato dai felini. le ho ritrovate nelle 24 ore successive praticamente ovunque.

Questa è casa.
Ieri ho mandato tre lavatrici, raccolto la terra, dato lo straccio, pulito le zampe a Minta con delle salviette struccanti Cera di Cupra e ficcato nel mio armadio tutta la roba a spasso per camera alla meno peggio.
Stamattina alle otto e venticinque avevo già: passato l'aspirapolvere (per la gioia della vicina: una simpatica signora di più di 80 anni abbastanza sorda che passa la metà della sua giornata a dare della troia alla sua badante, santa subito) , fatto un giro nei viali avvistando tre scoiattoli. Ero già passata in lavanderia a ritirare cinque maglioni e mi ero cimentata in una spesa interessante: un pandoro Bauli, un litro di latte parzialmente scremato, anche se intero mi piace di più con buona pace dei trigliceridi, e un favoloso POMELO!
No, in effetti manco io l'avevo mai sentito dire, a quanto pare è un accoppiamento fruttuoso tra una mela e un pompelmo da cui deriva una specie di palla da bowling rosa-verdastra pesante e piena.
Stasera lo assaggio, era troppo insolito per non comprarlo. Fine della mia inutilissima spesa.

Sono tornata a casa, ho fatto tre pacchi osceni a dei regalini di Natale, ho preparato il tè ai frutti rossi e sono uscita appena in tempo per vedere Minta che me ne rovesciava un goccino avanzato terribilmente fucsia sul copripiumino appena cambiato per sostituire quello sporco di terra.

Visto ciò ho preso la bici e me ne sono andata al lavoro con meno tre gradi al sole e una voglia incredibile che Natale, questo Benedetto Santissimo Natale in famiglia arrivi presto, anzi, il prima possibile.

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