Un Natale di....

Molti si chiederanno cosa si faccia, dopo un anno.
Se il mondo crolli o rimanga in piedi.
Se si abbia voglia di festeggiare il Natale oppure no.
Se si abbia voglia di stare in famiglia o di volare nel posto più lontano del mondo. Anche fosse la Luna.
Un po' di tutto. È la ricerca della felicità in una buona dose di tristezza.
È la voglia della normalità della famiglia, del Natale, delle luci in un giorno che comunque fa fatica a ritrovare il suo significato originario di giorno di festa.
Ma c'è anche la voglia di un posto caldo dove andare.
Di un altro mare. Di una volta di cielo con costellazioni nuove.

Vi chiederete di che cosa è fatto il mio Natale un anno dopo.
Chi mi ha letto per tanto tempo e poi più. Perché la scrittura vuole il tempo giusto che non ho trovato in questi mesi.
È fatto della mia famiglia.
E di un biglietto di aereo per la Germania.
Di risate un po' forzate.
E di lacrime.
Di novità per le persone che mi stanno intorno.
Per me poche, per il momento.
-Come va?
-Bene, dai.
Non ho molto raccontare. O forse non ho voglia, perché mi sembra un particolare irrilevanti, la vita come è andata in questi ultimi mesi.

É un Natale fatto di libri. Che sono viaggi ai posti di blocco disseminati sui prossimi mesi.
È un Natale fatto del solito cibo, che anno scorso non ho mangiato e che non mi è mancato. O soltanto non ci ho pensato. Ma è bene una volta all'anno imbandire la tavola di rosso e agglomerare pasti surreali per combinazioni e calorie al secondo. È Natale e va bene così.

È un Natale degli amici.
Di biglietti sinceri di chi mi è stato vicino: che torni ad essere un Buon Natale.
Di messaggi lanciati. Di frasi non banali, niente auguri di circostanza. Non mi piacciono e mi innervosiscono, lo sanno tutti.
So chi mi pensa.
È un Natale di una canzone che sembra fatta per me, per noi, per quel che rimane di noi.

quel che rimane di noi

È un Natale di film di Natale. Quelli dove tutto sta al suo posto, dove ogni cosa ha un luogo dove le persone trovano la loro strada.
Serendipity. Quale esemplare di sesso femminile tra i quindici e i trentacinque non l'ha mai visto?
L'avevamo visto insieme, a casa di amici. Degli Amici, i primi anni a Torino.
Io l'avevo già visto e mi ero anche un po' addormentata come sempre, quando le proiezioni iniziano dopo le dieci sera e si sta sul divano.
Poi era finito.
Con il numero ritrovato nell'amore ai tempi del colera, un bel romanzo, d'amore e di morte, di cui al momento non ricordo i dettagli, ma solo la copertina.
Comunque, alla fine del film la parte maschile, l'unica rimasta sveglia, aveva commentato che era una cavolata, sto film dagli incastri perfetti come un puzzle.
Forse perché nella vita manca sempre un pezzo. Quello che finisce sotto il divano o sotto il tappeto. Quel pezzo mancante del puzzle che hai impiegato tre giorni o forse tre mesi a terminare.
Quello che sbuca fuori quando ormai il puzzle è di nuovo disintegrato o meglio, destrutturato (più filosofico, ma efficace) nella sua scatola.

“Se vogliamo vivere in armonia con l'universo dobbiamo possedere una fede incrollabile in quello che gli antichi chiamavano fato equivalente dell'odierno destino.”

Così, fra le battute finali di un film stupido, la saggezza degli antichi. E un briciolo di verità che le cose non vanno come noi le vogliamo, ma che tanto vale lasciarsi portare nella ricerca del pezzo mancante, nella convinzione che la concatenazione di eventi ci viene da qualcosa di più grande, ma che la forza con cui incidiamo certi passaggi è nostra. Solo nostra. Ed è l'azione umana, per quel che può, sul gioco del mondo. Sul fato, propizio o avverso che sia.

E poi a Natale si mangiano i pandori. Anche se a dire il vero il primo lo abbiamo aperto il primo dicembre.
Si mangia. Si scherza sul tempo che passa. Si danno sembianze normali a quel che normale non è. Perché vive più forte del presente il ricordo sfuocato di un anno fa.
Sfuocato perché la mente cancella i dettagli. Rimangono nitidi e distesi, a intervalli regolari, solo dei pezzi, carte su un tavolo da gioco non giocato. Come un solitario, quando rimane a metà e non va più avanti.
Dei pezzi. Il resto sono contorni vaghi di cose accadute. Il potere della mente di cancellare, di ritoccare, di sfocare il dolore che non può controllare né incanalare.

E poi a Natale si guarda l'ultimo Cartone animato della Disney, come da tradizione di quando eravamo bambine e i nonni erano vivi e anche il cinema Astoria era ancora un cinema e non un posto dimenticato vicino a una farmacia.
Quando al cinema non c'erano i posti fissi e costava meno di un biglietto a teatro e i pop corn sapevano di grano sbruciacchiato.
A Rimini stanno sparendo tutti i cinemini, fagocitati da multisale chiassose e rumorose dove a far tutto si va tranne che a vedere il cinema. La movida squallida del centro commerciale.
A Torino resistono, i cinema di città, con il loro pubblico silenzioso. Di tutte le età. Mondi indietro nel tempo dentro a palazzi eleganti. Per cui Torino, a volte, sembra un poco Vienna e mi piace moltissimo.

Frozen, niente 3D grazie che mi fa venire mal di testa e male agli occhi.
Però la storia è bella, le canzoni anche e questo mondo di cristalli di ghiaccio fa venire voglia di uscire dal cinema e trovarsi in mezzo alla neve.
In realtà a Rimini c'è garbino. O scirocco, o cos'è. Fuori dal cinema ci sono 17 gradi e nuvole minacciose. Ma non piove, per ora.

Non riuscirò a vedere tutte le persone che avrei voluto salutare.
I giorni passano in fretta. Una settimana mi sembra una manciata di secondi.
Prenderò il treno e poi l'aereo.
E poi tornerò da qualche parte. Da chi mi aspetta. E da chi non mi aspetta più, ma mi manca ancora.

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Comments

un abbraccio, cercatrice del pezzo mancante: è il nostro compito, la nostra strada seguendo col cuore e coi passi una stella. ci ritroveremo intrisi di luce. a presto

Ciao Arianna, ti leggo e penso che mi piace proprio come scrivi....mentre ti leggevo mi è venuto in mente un libro di Enea, si intitola Pezzettino di Leo Lionni

Che fantastico blog il tuo.
Sono capitato per caso, conoscevo la vicenda di Fabio, con cui ho scambiato solo qualche parola scritta in alcuni forum tecnici. E di nuovo per caso dopo essere andato sul suo sito, ho cercato il suo nome su google ed ho trovato il tuo blog che ho letto interamente due volte. Emozioni e occhi lucidi leggendo molti dei tuo post, tanto che avrei voluto vivere io la sua vita nonostante il tragico epilogo. Le tue parole entrano dirette nell'anima, il mio cuore dice che sei una persona speciale e ti ringrazio per aver reso pubblici i tuoi scritti che spesso sottolineano quali sono i veri valori della vita. Bellissimo anche ciò che hai scritto e che riporto sotto:
" Perché di vita ce n'è una sola, purtroppo. E ne sprechiamo fin troppa. Pensando a quello che sarebbe giusto fare. Senza pensare a quello che ci andrebbe. Trascurando il valore di quell'istante che passa di corsa e poi mai più. Tacendo quel preciso secondo in cui un'idea viene e se ne va. Veloce com'è venuta. Senza essere assecondata per quello che è. Per la sua pazzia, per la leggerezza con cui è sbucata, all'improvviso, dal nulla.
Dura poco un attimo. È l'istante che si fa presente. Il dopo è già passato e rimane il rimpianto di non averlo accarezzato, quel presente, quando c'era.
Quando ne avremmo avuto voglia. Quando era il suo tempo. Carpe Diem, dicevano gli antichi.
Il valore inestimabile del punto, sulla linea smisurata del tempo"

Ciao da un tuo nuovo lettore