Perchè un blog? La conversione di una scrittrice di diari

Perchè un blog?
L'anno scorso una persona mi disse che ogni aspirante scrittore è disgustosamente, schifosamente narcisista. Vuole essere letto. Forse è vero, ma forse è altrettanto vero che la mia vena narcisistica seppur presente si trova ancora nel mio subconscio e non basterebbero dieci anni di analisi per farla venire fuori.
Io sono una scrittrice di diari. E i diari sono rigorosamente segreti, riservati, intimi. O meglio lo ero.
Già, perchè l'ultima pagina del mio diario risale all'8 ottobre 2009. Era il mio quarto giorno a Torino e il mio primo giorno alla scuola Holden.
La scuola Holden è una scuola, restando in tema, di narrazione e da quando l'ho iniziata non ho più scritto una riga. Ci ho provato senza riuscirci tantissime volte.
Aprivo il diario, che in realtà è un quaderno, con l'intenzione di scrivere quanto fossi felice o, al contrario, quanto fossi triste, ma la mia ispirazione non mi spingeva oltre l'apertura della Pilot 0.5. Penna con cui scrivo ogni cosa, dal diario alla lista della spesa.
L'inzio della scuola di scrittura ha coinciso con la morte del diario. Questa è una triste constatazione.
Forse era tempo di passare ad altro, ma in questi mesi mi è mancato una pagina calda e confortevole a cui affibbiare paranoie e contorcimenti mentali che non volevo tenere dentro.
Un blog è tutt'altro che un luogo caldo e confortevole.
E allora, perchè un blog?
Forse perchè mi sono stufata di scrivere per me e di me.
Forse perchè ho incotrato la persona giusta al momento giusto.
Sarò sincera. Non sono una fan del mondo dei Pc. Mi rivolgo a ogni tipo di mezzo informatico un atteggiamento che potrei, senza esagerare, definire colonialista. Lo sfrutto. Lo uso perchè mi serve.
Non ho problemi a sbatterlo qua e là, a ficcarlo a viva forza senza custodia in una valigia piena (di libri) o a tirarci un pugno se si incanta.
Non conosco la sensazione di chi, aprendo il computer, si trova davanti al suo migliore amico.
Perchè il blog?
Faccio fatica ad arrivare al dunque. Ma mi sto impegnando.
Da quasi un anno il mio ragazzo è una di quelle persone che i computer li capisce, li ama e li rispetta. Quando non vanno non caccia loro un pugno ma li smonta, non lascia che si impolverino e li mette a dormire nell'apposita custodia quando ha finito di usarli.
Il suo pc, anzi un affarino chiamato Arduino su cui sta lavorando per la tesi è, al momento, il mio maggior rivale in coccole e attenzioni.
Da bravo informatico convinto, che cerca di portare sulla buona strada pecore nere del remoto mondo analogico (io, udite, udite, posseggo ancora quelle strane cose srotolabili chiamate "rullini"), tal ragazzo ha deciso di portare avanti la sua missione regalandomi, per il mio compleanno questo sito internet.
La cosa all'inizio mi ha spaventato. Il mio trascorso diaristico non mi permette di accogliere in scioltezza l'idea che tutti (virtualmete tutti) possano leggere quello che scrivo e addirittura commentarlo.
Poi mi è piaciuta. Pensandoci bene, da un annetto l'unica cosa che scrivo con regolarità sono mail più o meno delirante a Francesca. Una ragazza che ho conosciuto sul treno il girono del test alla Holden, nonchè la mia attuale coinquilina e amica. Anzi, abbiamo sviluppato una vera e propria dipendenza da reciproche mail. Così ce le inviamo anche quando non siamo lontane, anzi anche da una stanza all'altra per chiederci se per cena ci ispira più un risotto alla zucca o un'insalatona.
Forse un nuovo mezzo di scrittura riuscire a sbloccarmi.
La pilot si arrabbierà, ma l'addio potrebbe essere solo provvisorio.
Dico la verità, ho avuto tutta l'estate per pensarci. Per meditare sul se e sul come di questo nuovo mezzo di scrittura. Adesso è tempo di scrivere. O per lo meno di provarci.