Parole in prestito dopo un anno.

da Elegie Duinesi, Rilke.

Certo è strano non abitare più la terra,

non esercitare più usanze appena apprese,

a rose e ad altre in sé promettenti cose

non dar significato d’umano futuro;

ciò che si era in mani dall’infinita premura

non esserlo più, e pure il proprio nome

accantonarlo come un giocattolo distrutto.

Strano, non continuare a desiderare i desideri. Strano,

tutto ciò cui ci si riferiva, per la stanza così sparso

vederlo ora svolazzare. E l’esser morti è penoso

e colmo di rimandi, e solo a poco a poco

Torino che resta e Torino che avanza.

I miei ultimi mesi sono un groviglio insolubili di ritorni e partenze.
Di viaggi e valigie.
Un po' come sempre. Un po' in modo diverso.
E ovunque la tentazione di voler tornare sui propri passi senza riuscire bene a rispondere alla domanda quali siano in realtà, questi passi.
Dove si trovino qui i passi del ritorno.
La risposta è che non si trovano. Quindi tanto vale andare avanti in qualche modo.
Se indietro non si torna.

COMPLEANNO e VARIAZIONE BOLLETTINO DEL RITORNO

In questo giorno un po' triste, il mio compleanno, penso al cielo oltre alla terra.
Al mare che non ho vicino, dove nuotano i pensieri di giorni più sereni.
Il vuoto si riempie lentamente dell'abbraccio degli amici, delle famiglie, di voci che sussurrano piano che, comunque vada, sono vicine e lontane, da sempre e per sempre. Mi aspettano e mi cullano nella carne e nel pensiero.

1 GIUGNO

Un Iris del giardino botanico sotto casa.
Una poesia di Alda Merini che ho letto stamattina presto.
Un giorno che avrei voluto non arrivasse mai.
Ma poi è arrivato,
e allora avrei voluto almeno essere più vicina.
A casa.
Al luogo degli abbracci.
Per quello che sarebbe stato il tuo compleanno.

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